Skip to main content Skip to search

Archives for News

Il licenziamento economico fa scattare la Naspi ma è a rischio di nullità

Il lavoratore licenziato per giustificato motivo oggettivo (cioè per ragioni economiche) durante il
periodo di divieto stabilito dai decreti Cura Italia e Rilancio, dal 17 marzo al 17 agosto 2020, ha
diritto a percepire la Naspi, cioè il trattamento di sostegno al reddito in caso di disoccupazione
involontaria. Lo ha chiarito l’Inps con il messaggio 2261 del 1 giugno 2020.
L’articolo 46 del decreto legge 18/2020, modificato dall’articolo 80 del Dl 34/2020 ha prescritto
che il datore di lavoro non possa recedere dal contratto di lavoro per giustificato motivo
oggettivo. Sono sospese anche le procedure di licenziamento collettivo avviate successivamente
al 23 febbraio 2020. Nonostante questo espresso divieto, non è raro il caso di licenziamenti che
siano stati comunque attuati. L’Inps si è interrogato dunque rispetto alla possibilità di accesso
alla prestazione di disoccupazione Naspi da parte dei lavoratori che hanno subito il recesso
datoriale nonostante l’interdizione.
Su questo punto, l’ufficio legislativo del ministero del Lavoro ha preliminarmente ricordato che
l’indennità di disoccupazione Naspi è una prestazione riconosciuta ai lavoratori che hanno
perduto involontariamente la loro occupazione e ha precisato che «non rileva il carattere nullo
del licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato dal datore di lavoro nel periodo
soggetto a divieto – atteso che l’accertamento sulla legittimità o meno del licenziamento spetta
al giudice di merito, così come l’individuazione della corretta tutela dovuta al prestatore».
In ragione di questo è possibile accogliere, se ci sono gli altri requisiti richiesti per legge, le
domande di indennità di disoccupazione presentate dai lavoratori il cui rapporto di lavoro sia
cessato a seguito di licenziamento, intimato anche in una data successiva al 17 marzo 2020.
In questi casi, la corresponsione della Naspi da parte dell’Inps avviene con riserva di ripetizione
di quanto pagato, nell’ipotesi in cui il lavoratore licenziato, in seguito a un contenzioso, ovvero
per effetto di trattativa, dovesse essere reintegrato nel posto di lavoro. Il lavoratore è infatti
tenuto a comunicare all’Inps l’esito del contenzioso, in modo da consentire all’Istituto il
recupero di quanto indebitamente pagato.
La revoca del recesso
Potrebbe anche verificarsi il caso che il datore revochi il licenziamento per giustificato motivo
oggettivo, chiedendo per il lavoratore riassunto il trattamento di cassa integrazione salariale a
partire dalla data di efficacia del licenziamento (come consente l’articolo 46 del Dl Cura Italia,
modificato dal Dl Rilancio). Anche in questa ipotesi, l’indennità Naspi sarà recuperata
dall’Istituto, in considerazione del ripristino del rapporto e della tutela concessa tramite la cassa
integrazione.
Le conseguenze del recesso
Ma che ne è del licenziamento intimato nonostante il divieto posto dai decreti Cura Italia e
Rilancio?
C’è chi sostiene che il licenziamento possa essere ritenuto solamente inefficace fino al termine
del periodo di interdizione, cioè, attualmente sino al prossimo 17 agosto, anche se è allo studio
una ulteriore proroga del divieto sino alla fine dell’anno.
Tuttavia, l’indicazione più attendibile sembra essere la nullità del recesso per violazione di
norme imperative. Se così è, la sanzione applicabile sarà dunque l’obbligo della reintegrazione e
del pagamento al licenziato di una indennità risarcitoria pari alla retribuzione maturata dal
licenziamento fino all’effettiva reintegrazione, con un minimo di cinque mensilità e l’obbligo di
pagare i contributi assistenziali e previdenziali. E questo vale sia per i lavoratori assunti prima
del 7 marzo 2015, sia per quelli assunti dopo, con l’entrata in vigore del Dlgs 23/2015 sul
contratto a tutele crescenti.
La situazione è resa più complessa dai profili di incostituzionalità del divieto di licenziamento
derivanti della violazione dell’articolo 41 della Costituzione, per il quale «l’iniziativa economica
privata è libera». Da questo principio deriva anche la libertà dell’imprenditore di organizzare
liberamente e autonomamente la propria attività.
La questione di illegittimità costituzionale potrà essere sollevata in via preliminare nelle cause
di impugnazione del licenziamento davanti al giudice del lavoro. L’eccezione, se accolta, avrebbe
l’effetto di sospendere il giudizio di impugnazione con rimessione degli atti alla Corte
costituzionale. Se invece l’eccezione fosse respinta, ne discenderebbe l’illegittimità del recesso
per violazione di norme imperative di legge.

di M. Floris (da Quotidiano del Lavoro, 22 Giugno 2020)

Read more

Nuove indicazioni dell’Agenzia sul bonus facciate

Nella risposta n. 191 pubblicata ieri, l’Agenzia delle Entrate torna ad affrontare problematiche legate alla disciplina del bonus facciate, sollecitata in tal senso dall’interpello presentato da un geometra amministratore di condominio.

Tre i quesiti proposti nell’istanza.

Innanzitutto, viene richiesto se, in virtù del richiamo operato dal comma 223 dell’articolo 1 della legge di bilancio 2020 alle disposizioni del regolamento di cui al decreto interministeriale 41/1998, si applichino le modalità previste per la detrazione di cui all’articolo 16-bis del Tuir per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e se risultino detraibili anche le spese sostenute per opere accessorie che servono per l’esecuzione dei lavori.

Per quanto riguarda la prima parte del quesito, il richiamo alle disposizioni contenute nel decreto ministeriale del 1998, anche di tipo documentale, per beneficiare della detrazione prevista dall’articolo 16-bis del Tuir, le rende applicabili anche ai fini del “bonus facciate” per le persone fisiche soggette all’Irpef.

Con riferimento invece alla seconda parte, l’Agenzia precisa come anche le spese accessorie sostenute per l’esecuzione dei lavori possono essere agevolate: vengono citate a titolo esemplificativo le spese per la direzione lavori, il coordinamento per la sicurezza, la sostituzione dei fluviali.

Il secondo quesito, invece, verte sulla possibilità di agevolare anche le spese per il solo restauro di balconi, senza interventi sulle facciate, e dove invece debbano essere effettuate opere di isolamento delle facciate, se anche queste possano essere agevolate.

Per entrambe le fattispecie la risposta data dalle Entrate è affermativa, precisandosi però che, se ricorrono le condizioni previste dal comma 220, ossia interventi sulle facciate che non siano di sola pulitura o tinteggiatura esterna, ma siano anche influenti dal punto di vista termico o interessino oltre il 10% dell’intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio, le relative spese sono agevolabili se sono rispettati i requisiti minimi indicati nel decreto del Ministro dello sviluppo economico 26 giugno 2015 e i valori limite della trasmittanza termica delle strutture opache verticali componenti l’involucro edilizio indicati nell’allegato B alla tabella 2 del decreto del Ministro dello sviluppo economico 11 marzo 2008.

Infine, la terza questione sollevata nell’istanza è quella relativa all’ammissibilità al beneficio delle spese sostenute nel 2020 per interventi già iniziati nel 2019 e se debba essere utilizzata una causale particolare nel bonifico.

L’Agenzia precisa come la questione sia già stata affrontata nella circolare 2/E/2020, che aveva evidenziato come il legislatore, nel comma 219 dell’articolo 1 della legge di bilancio 2020, abbia fatto riferimento alle “spese documentate, sostenute nell’anno 2020”, senza dare quindi rilevanza alcuna al momento di inizio degli interventi.

Di conseguenza, per le persone fisiche, sia che agiscano nella sfera privata, che in quella dell’esercizio di arti e professioni, così come per gli enti non commerciali, va applicato un rigido criterio di cassa.

Nel caso di specie, quindi, l’intervento iniziato nel 2019 risulterà agevolabile le per la parte delle spese sostenute finanziariamente nel 2020.

Nel caso di interventi sulle parti comuni degli edifici a rilevare è la data del bonifico effettuata da parte del condominio, indipendentemente da quando avviene la corresponsione della rata condominiale da parte del singolo condomino.

Per quanto concerne le modalità di effettuazione del bonifico, il richiamo alle disposizioni contenute nel decreto ministeriale 41/1998 impone, fra le altre cose, il pagamento delle spese da agevolare mediante bonifico bancario o postale dal quale risulti la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il numero di partita Iva o, in alternativa, il codice fiscale del soggetto a favore del quale è stato disposto il pagamento, così da consentire alla banca o alle poste l’effettuazione della ritenuta d’acconto nella misura dell’8%.

A livello operativo possono essere utilizzati i bonifici già predisposti da parte degli istituti di credito e delle poste ai fini dell’ecobonus (articolo 14 D.L. 63/2013) oppure della detrazione prevista per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio (articolo 16 bis del Tuir), indicando, se possibile, nella causale gli estremi della legge 160 del 2019.

Al riguardo l’Agenzia precisa che, laddove non sia possibile inserire nella causale il riferimento normativo del bonus facciate, l’agevolazione può essere comunque riconosciuta, se non è risultato pregiudicato l’obbligo di operare la ritenuta da parte della banca o della posta.

di S. Pellegrino (Euroconference, 24 Giugno 2020)

Read more

Lo Studio Belgra è aperto, esclusivamente su appuntamento!

Informiamo tutti i nostri Clienti che lo Studio Belgra è aperto al pubblico, previo appuntamento da concordare via e-mail (studio@studiobelgra.it) o telefonicamente (n. 035/0900085).
Raccomandiamo la Clientela che l’accesso presso l’ufficio di Gorlago (Bg) sarà permesso esclusivamente indossando i DPI e rispettando il distanziamento previsto dalle disposizioni di sicurezza emanate dalle Autorità sanitarie in materia di contenimento dell’emergenza Covid-19.
Certi della vostra comprensione, vi ringraziamo sin da ora per la collaborazione.
Read more

Lo Studio Belgra: nuovo Partner 24ORE

Siamo lieti di comunicarvi che lo Studio Belgra è stato selezionato per entrare a far parte del prestigioso network PARTNER 24ORE,la nuova ed esclusiva rete professionale con la garanzia del Sole 24 Ore che mette in contatto i commercialisti con aziende altamente specializzate, al fine di erogare servizi consulenziali ad alto valore aggiunto.
L’appartenenza ad una comunità di eccellenze, con i valori del mondo Sole 24 Ore, darà energia nuova al vostro ed al nostro business, sempre in ottica di crescita e di miglioramento continuo.
Grazie per l’attenzione e la fiducia che sempre riponete in noi.
Read more

Covid-19: lo Studio Belgra è sempre attivo in smart working

Gentile Cliente

Lo Studio Belgra, facendo seguito alle misure adottate dalle Autorità nazionali e regionali in materia di contenimento Covid-19, Le ricorda che è chiuso momentaneamente al pubblico, ma sempre operativo in modalità smart-working.

I servizi professionali dello Studio continuano regolarmente, pertanto in caso di necessità non esiti a contattare i nostri uffici ai seguenti indirizzi e-mail:

studio@studiobelgra.it; contabilita@studiobelgra.it; paolo@studiobelgra.it; stefano@studiobelgra.it; paghe@studiobelgra.it; revisione@studiobelgra.it.

La ringraziamo per la comprensione: continuiamo ad impegnarci con responsabilità e fiducia ed al rientro, saremo più pronti per affrontare i mesi che verranno con rinnovata energia e forza.

Fino ad allora, abbi cura di te!

Dott. Stefano Bellini, Dott. Michele Ghiggini, Dott. Paolo Graziano

Read more

DPCM 22 marzo 2020

VISTA la legge 23 agosto 1988, n. 400;
VISTO il decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante «Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19» e, in particolare, l’articolo 3;
VISTO il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 marzo 2020, recante «Ulteriori
disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di
contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero
territorio nazionale», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 64 in data 11 marzo 2020, che individua
le attività del commercio al dettaglio non sospese nonché le prescrizioni in materia di attività dei
servizi di ristorazione;
VISTO il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 22 marzo 2020, recante «Ulteriori
disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di
contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero
territorio nazionale», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 76 del 22 marzo 2020, che individua le
attività produttive e del commercio al dettaglio non sospese;
VISTO, in particolare, l’articolo 1, comma 1, lettera a) del decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 22 marzo 2020, ai sensi del quale l’elenco dei codici di cui all’allegato 1 può essere
modificato con decreto del Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro dell’economia e
delle finanze;
VISTA la “Classificazione delle attività economiche ateco 2007”, adottata dall’Istituto nazionale di
statistica – ISTAT e consultabile all’indirizzo https://www.istat.it/it/archivio/17888;
CONSIDERATA la necessità di aggiornare l’elenco dei codici ATECO in modo da consentire, da un lato, la maggior integrazione delle filiere già interessate dall’allegato 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 marzo 2020 e, dall’altro lato, la sospensione delle attività non ritenute
essenziali;
SENTITO il Ministro dell’economia e delle finanze;
                                                                     DECRETA
                                                                        Art. 1
(Modifiche al Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 marzo 2020)

1. L’elenco dei codici di cui all’allegato 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 22
marzo 2020 è sostituito dall’allegato 1 del presente decreto.
2. Per le attività di seguito elencate si applicano le seguenti ulteriori prescrizioni:
a) le “Attività delle agenzie di lavoro temporaneo (interinale)” (codice ATECO 78.2) sono
consentite nei limiti in cui siano espletate in relazione alle attività di cui agli allegati 1 e 2 del
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 marzo 2020 e di cui all’allegato 1 del
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 22 marzo 2020, come modificato dal
presente decreto ministeriale;
b) le “Attività dei call center” (codice ATECO 82.20.00) sono consentite limitatamente alla
attività di “call center in entrata (inbound), che rispondono alle chiamate degli utenti tramite
operatori, tramite distribuzione automatica delle chiamate, tramite integrazione computertelefono, sistemi interattivi di risposta a voce o sistemi simili in grado di ricevere ordini,
fornire informazioni sui prodotti, trattare con i clienti per assistenza o reclami” e, comunque,
nei limiti in cui siano espletate in relazione alle attività di cui agli allegati 1 e 2 del decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 11 marzo 2020 e di cui all’allegato 1 del decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 22 marzo 2020, come modificato dal presente decreto
ministeriale;
c) le “Attività e altri servizi di sostegno alle imprese” (codice ATECO 82.99.99) sono consentite
limitatamente all’attività relativa alle consegne a domicilio di prodotti.
3. In conformità a quanto previsto dall’articolo 1, comma 4 del decreto del Presidente del Consiglio
dei ministri 22 marzo 2020, le imprese le cui attività sono sospese per effetto del presente decreto
completano le attività necessarie alla sospensione entro il 28 marzo 2020, compresa la spedizione
della merce in giacenza.

                                                                      Art. 2
                                                          (Disposizioni finali)
1. Le disposizioni del presente decreto producono effetto dalla data del 26 marzo 2020.

Allegato 1
ATECO DESCRIZIONE
1 Coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali
3 Pesca e acquacoltura
5 Estrazione di carbone
6 Estrazione di petrolio greggio e di gas naturale
09.1 Attività dei servizi di supporto all’estrazione di petrolio e di gas naturale
10 Industrie alimentari
11 Industria delle bevande
13.96.20 Fabbricazione di altri articoli tessili tecnici ed industriali
13.95 Fabbricazione di tessuti non tessuti e di articoli in tali materie (esclusi gli articoli di
abbigliamento)
14.12.00 Confezioni di camici, divise e altri indumenti da lavoro
16.24 Fabbricazione di imballaggi in legno
17 Fabbricazione di carta (ad esclusione dei codici: 17.23 e 17.24)
18 Stampa e riproduzione di supporti registrati
19 Fabbricazione di coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio
20 Fabbricazione di prodotti chimici (ad esclusione dei codici: 20.12 – 20.51.01 – 20.51.02 –
20.59.50 – 20.59.60)
21 Fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e di preparati farmaceutici
22.2 Fabbricazione di articoli in materie plastiche (ad esclusione dei codici: 22.29.01 e 22.29.02)
23.13 Fabbricazione di vetro cavo
23.19.10 Fabbricazione di vetrerie per laboratori, per uso igienico, per farmacia
25.21 Fabbricazione di radiatori e contenitori in metallo per caldaie per il riscaldamento centrale
25.92 Fabbricazione di imballaggi leggeri in metallo
26.6 Fabbricazione di apparecchi per irradiazione, apparecchiature elettromedicali ed
elettroterapeutiche
27.1 Fabbricazione di motori, generatori e trasformatori elettrici e di apparecchiature per la
distribuzione e il controllo dell’elettricità
27.2 Fabbricazione di batterie di pile e di accumulatori elettrici
28.29.30 Fabbricazione di macchine automatiche per la dosatura, la confezione e per l’imballaggio
28.95.00 Fabbricazione di macchine per l’industria della carta e del cartone (incluse parti e accessori)
28.96 Fabbricazione di macchine per l’industria delle materie plastiche e della gomma (incluse
parti e accessori)
32.50 Fabbricazione di strumenti e forniture mediche e dentistiche
32.99.1 Fabbricazione di attrezzature ed articoli di vestiario protettivi di sicurezza
32.99.4 Fabbricazione di casse funebri
33 Riparazione e manutenzione installazione di macchine e apparecchiature (ad esclusione dei
seguenti codici: 33.11.01, 33.11.02, 33.11.03, 33.11.04, 33.11.05, 33.11.07, 33.11.09,
33.12.92, 33.16, 33.17)
35 Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata
36 Raccolta, trattamento e fornitura di acqua
37 Gestione delle reti fognarie

38 Attività di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti; recupero dei materiali
39 Attività di risanamento e altri servizi di gestione dei rifiuti
42 Ingegneria civile (ad esclusione dei seguenti codici: 42.91, 42.99.09 e 42.99.10)
43.2 Installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori di costruzioni e installazioni
45.2 Manutenzione e riparazione di autoveicoli
45.3 Commercio di parti e accessori di autoveicoli
45.4 Per la sola attività di manutenzione e riparazione di motocicli e commercio di relative parti e
accessori
46.2 Commercio all’ingrosso di materie prime agricole e animali vivi
46.3 Commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, bevande e prodotti del tabacco
46.46 Commercio all’ingrosso di prodotti farmaceutici
46.49.2 Commercio all’ingrosso di libri riviste e giornali
46.61 Commercio all’ingrosso di macchinari, attrezzature, macchine, accessori, forniture agricole
e utensili agricoli, inclusi i trattori
46.69.91 Commercio all’ingrosso di strumenti e attrezzature ad uso scientifico
46.69.94 Commercio all’ingrosso di articoli antincendio e infortunistici
46.71 Commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi e lubrificanti per autotrazione, di combustibili
per riscaldamento
49 Trasporto terrestre e trasporto mediante condotte
50 Trasporto marittimo e per vie d’acqua
51 Trasporto aereo
52 Magazzinaggio e attività di supporto ai trasporti
53 Servizi postali e attività di corriere
55.1 Alberghi e strutture simili
j (DA 58 A 63) Servizi di informazione e comunicazione
K (da 64 a 66) Attività finanziarie e assicurative
69 Attività legali e contabili
70 Attività di direzione aziendali e di consulenza gestionale
71 Attività degli studi di architettura e d’ingegneria; collaudi ed analisi tecniche
72 Ricerca scientifica e sviluppo
74 Attività professionali, scientifiche e tecniche
75 Servizi veterinari
78.2 Attività delle agenzie di lavoro temporaneo (interinale)1
80.1 Servizi di vigilanza privata
80.2 Servizi connessi ai sistemi di vigilanza
81.2 Attività di pulizia e disinfestazione
82.20 Attività dei call center2
82.92 Attività di imballaggio e confezionamento conto terzi
82.99.2 Agenzie di distribuzione di libri, giornali e riviste
82.99.99 Altri servizi di sostegno alle imprese3
84 Amministrazione pubblica e difesa; assicurazione sociale obbligatoria
85 Istruzione
86 Assistenza sanitaria
87 Servizi di assistenza sociale residenziale
88 Assistenza sociale non residenziale
94 Attività di organizzazioni economiche, di datori di lavoro e professionali
95.11.00 Riparazione e manutenzione di computer e periferiche
95.12.01 Riparazione e manutenzione di telefoni fissi, cordless e cellulari
95.12.09 Riparazione e manutenzione di altre apparecchiature per le comunicazioni
95.22.01 Riparazione di elettrodomestici e di articoli per la casa
97 Attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico.

 

NOTE
1. Nei limiti in cui siano espletate in relazione alle attività di cui agli allegati 1 e 2 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 marzo 2020 e di cui all’allegato 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 22 marzo 2020, come modificato dal presente decreto ministeriale.
2. Limitatamente alla attività di “call center in entrata (inbound), con l’esclusione delle attività in uscita (outbound) e dei servizi telefonici a carattere ricreativo. I call center in entrata (inbound) possono operare nei limiti in cui siano espletate in relazione alle attività di cui agli allegati 1 e 2 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 marzo 2020 e di cui all’allegato 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 22 marzo 2020, come modificato dal presente decreto ministeriale.
3. Limitatamente all’attività relativa alle consegne a domicilio di prodotti.

 

Il Ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli, Roma, 25 Marzo 2020

Read more

Modalità di correzione degli errori in bilancio secondo l’Oic 29

La correzione degli errori non è disciplinata dalla normativa civilistica: è pertanto necessario fare riferimento a quanto previsto dall’Oic 29 (“Cambiamenti di principi contabili, cambiamenti di stime contabili, correzione di errori, fatti intervenuti dopo la chiusura dell’esercizio”), nella sua versione aggiornata di dicembre 2017.
Un “errore” consiste nell’impropria o mancata applicazione di un principio contabile se, al
momento in cui viene commesso, le informazioni ed i dati necessari per la sua corretta
applicazione sono disponibili.
Possono verificarsi errori a causa di errori matematici, di erronee interpretazioni di fatti, di negligenza nel raccogliere le informazioni ed i dati disponibili per un corretto trattamento contabile: è necessario quindi conoscere, da un lato, il corretto comportamento contabile da seguire per la correzione di tali errori, e, dall’altro, verificare la rilevanza fiscale della relativa correzione.
L’Oic 29 chiarisce dapprima che gli errori non debbono essere confusi con i cambiamenti di
stima, né con i cambiamenti di principi contabili, che hanno entrambi diversa natura.
In particolare, non costituiscono errori:
1. le variazioni successivamente dimostratesi necessarie nelle valutazioni e nelle stime, fatte a suo tempo in base alle informazioni ed ai dati disponibili in quel momento;
2. l’adozione di criteri contabili fatta in base ad informazioni e dati disponibili in quel
momento ma che successivamente si dimostrano diversi da quelli assunti a base della
scelta operata se, in entrambi i casi, tali informazioni e dati sono stati, al momento del
loro uso, raccolti ed utilizzati con la dovuta diligenza.
Il corretto trattamento contabile degli errori parte dalla distinzione tra errori rilevanti e non
rilevanti.
L’Oic 29 chiarisce che la rilevanza di un errore dipende dalla dimensione e dalla natura
dell’errore stesso ed è valutata a seconda delle circostanze: un errore si definisce rilevante se
può individualmente, o insieme ad altri errori, influenzare le decisioni economiche che gli
utilizzatori assumono in base al bilancio.
Ad esempio, un mero errore di calcolo relativamente modesto commesso nell’iscrivere in bilancio valori liquidi superiori al reale (di per sé non rilevante) potrebbe divenire tale se il
mantenimento di un ammontare minimo di liquidità fosse una condizione essenziale di un
contratto il cui mancato avverarsi comporterebbe rilevanti conseguenze economiche per
l’impresa.
Il principio contabile non fornisce nessun riferimento per comprendere le circostanze in
presenza delle quali un errore possa essere considerato rilevante o non: pertanto la
classificazione di un errore dovrà essere attentamente valutata di volta in volta dalla direzione
aziendale, analizzando caso per caso e tenendo conto di elementi non solo quantitativi ma
anche qualitativi in funzione delle caratteristiche dell’impresa.
Verificata l’esistenza di un errore, questo va rilevato nel momento in cui è individuato e sono disponibili le informazioni ed i dati per un suo corretto trattamento.
Se viene rilevato prima della chiusura dell’esercizio non ci sono particolari problematiche da
gestire: basterà annullare o correggere la scrittura contabile originaria; se invece l’errore è
stato commesso in esercizi precedenti, la correzione dipende proprio dalla rilevanza o meno
dello stesso.
Da un punto di vista contabile, la rettifica degli errori non rilevanti commessi in esercizi
precedenti è contabilizzata nel conto economico dell’esercizio in cui si individua l’errore e comporta l’imputazione a conto economico del correlato provento o onere, in funzione della loro natura o, in alternativa, nelle voci “Altri ricavi” o “Oneri diversi di gestione”, così come previsto per le sopravvenienze attive e passive.
Se l’errore è rilevante, l’Oic 29 ne impone la correzione sul saldo di apertura del patrimonio
netto dell’esercizio in cui si individua l’errore; solitamente la rettifica viene rilevata negli utili
portati a nuovo, tuttavia, la rettifica può essere apportata a un’altra componente del
patrimonio netto se più appropriata.
Una volta corretto l’errore il principio contabile richiede che vengano apportate anche
modifiche al bilancio dell’esercizio precedente a quello in cui viene individuato l’errore, ai soli
fini comparativi:
1. se l’errore è stato commesso nell’esercizio precedente, rideterminando gli importi
comparativi per l’esercizio precedente;
2. se l’errore è stato commesso prima dell’inizio dell’esercizio precedente, rideterminando i saldi di apertura di attività, passività e patrimonio netto dell’esercizio precedente.
Con riferimento all’informativa di bilancio, l’articolo 2423-ter, comma 5, cod. civ. prevede che se le voci non sono comparabili, quelle relative all’esercizio precedente devono essere adattate; la non comparabilità e l’adattamento o l’impossibilità di questo devono essere segnalati e commentati nella nota integrativa”.
Pertanto nel caso di errori rilevanti commessi in esercizi precedenti nella nota integrativa
devono essere riportati:
– la descrizione dell’errore commesso;
– l’ammontare della correzione operata per ogni voce dello stato patrimoniale e del
conto economico interessata.
Per quanto riguarda infine il trattamento fiscale della correzione di errori in bilancio,
nemmeno l’applicazione del principio di derivazione rafforzata per i soggetti Oic adopter può
mai determinare il riconoscimento fiscale della correzione degli errori contabili rilevanti e non rilevanti, in quanto la loro correzione avviene in un bilancio successivo rispetto a quello di competenza.
Al fine di attribuire rilevanza fiscale alla correzione di errori contabili la procedura da seguire
passa attraverso la presentazione di una dichiarazione integrativa a favore, che deve avvenire
entro i termini previsti per l’accertamento.
Il contribuente deve pertanto:
– nella dichiarazione dei redditi relativa all’esercizio in cui è rilevato a conto economico
l’errore non rilevante, apportare apposita variazione fiscale in aumento;
presentare, entro i termini dell’accertamento, una dichiarazione integrativa relativa
all’anno in cui è stato commesso l’errore contabile, in modo da far emergere
fiscalmente il relativo componente di reddito.

di L. Mambrin (Euroconference News, 14 Gennaio 2020)

Read more

Il nuovo bonus fiscale del 90% per le facciate degli edifici

Con l’articolo 1, commi da 219 a 223, L. 160/2019 (c.d. “Legge di Bilancio 2020”), viene
previsto che per le spese documentate e sostenute nell’anno 2020 relative agli interventi, ivi
inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna, finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti ubicati in zona A o B ai sensi del D.M. Lavori pubblici n. 1444/1968, spetta una detrazione dall’imposta lorda pari al 90%.
Al momento non risultano ancora emanati chiarimenti ufficiali da parte dell’Agenzia delle
Entrate ma è interessante tentare di sviluppare i contorni applicativi di tale disposizione
normativa, considerato che l’agevolazione riguarda – salvo proroghe – esclusivamente le
spese sostenute nell’anno 2020.
Inoltre, se si pensa che in alcuni grandi condomini potrebbe essere valutata l’opportunità di
locare temporaneamente la facciata per l’esposizione di manifesti pubblicitari destinati a coprire l’esecuzione materiale dei lavori e a finanziare, in tutto o in parte, l’intervento edilizio, si comprende come l’agevolazione che ci accingiamo ad esaminare presenta dei profili di
indubbio interesse economico e tributario.
Sul piano soggettivo va evidenziato che la norma nulla dispone al riguardo; in particolare, non
è chiaro se, parlandosi di “detrazione dall’imposta lorda”, la stessa spetti unicamente in ambito Irpef o sia estendibile anche ai fini Ires.
Quel che pare certo, invece, è che la norma non fa riferimento alla data di inizio dei lavori né alla data dell’eventuale loro delibera (si pensi, ad esempio, ai lavori di tipo condominiale),
assumendo rilievo solo il momento di sostenimento delle spese, che dovranno risultare pagate
nell’anno 2020 ai fini dell’ammissione al beneficio fiscale in questione.
Sotto il profilo oggettivo, rientrano tra gli interventi agevolati quelli finalizzati al recupero o al
restauro della facciata esterna, inclusi quelli di sola pulitura o di tinteggiatura esterna e, più in generale, quelli di manutenzione ordinaria.
Come si può desumere dal testo normativo, la nuova detrazione fiscale del 90% non riguarda
esclusivamente gli interventi condominiali, considerato che la stessa fa genericamente
riferimento al “recupero” o al “restauro” di una facciata esterna; pertanto, sembrerebbero
ammessi all’agevolazione anche gli interventi effettuati sulla facciata di una villa
indipendente, in cui non vi sia nessun condominio.

Per espressa previsione normativa, invece, l’agevolazione riguarda solo gli interventi sulle
strutture opache della facciata, sui balconi o sugli ornamenti e fregi (articolo 1, comma 221, L. 160/2019).
Nell’ipotesi in cui i lavori di rifacimento della facciata non siano di sola pulitura o tinteggiatura esterna e constino di interventi che siano:
– influenti dal punto di vista termico;
oppure
– che interessino oltre il 10% dell’intonaco della superficie disperdente lorda
complessiva dell’edificio;
i predetti interventi dovranno soddisfare:
1. i requisiti di cui al D.M. 26.06.2015 (recante l’applicazione delle metodologie di
calcolo delle prestazioni energetiche e la definizione delle prescrizioni e dei requisiti
minimi degli edifici);
2. i requisiti di cui alla Tabella 2 dell’Allegato B al D.M. 11.03.2008, con riguardo ai
valori di trasmittanza termica.
Passando ad identificare le tipologie di edifici interessati dall’agevolazione in questione va
innanzitutto evidenziato che la norma riguarda il “recupero” o il “restauro” delle facciate
esterne degli edifici esistenti. Non spetta dunque alcuna agevolazione in merito alle “nuove costruzioni”.
Inoltre, la disposizione richiede – ai fini del riconoscimento della detrazione fiscale del 90% –
che gli edifici siano localizzati nelle zone A o B del D.M. 1444/1968. Al riguardo si precisa che:

1. la zona A include le parti del territorio interessate da agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree circostanti che possono considerarsi parte integrante, per tali
caratteristiche, degli agglomerati stessi;
2. la zona B include le altre parti del territorio edificate, anche solo in parte,
considerando tali le zone in cui la superficie coperta degli edifici esistenti non è
inferiore al 12,5% della superficie fondiaria della zona e nelle quali la densità
territoriale è superiore a 1,5 mc/mq.
Sempre con riferimento agli edifici interessati va evidenziato che la disposizione di legge nulla
dispone in merito alle categorie catastali; pertanto e salvo diverse interpretazioni da parte
dell’Agenzia delle Entrate, potrebbero essere interessate tutte le categorie di fabbricati
(abitativi, commerciali e industriali).

In merito alla quantificazione del beneficio fiscale vanno evidenziati tre aspetti:
– con riguardo alle spese sostenute nell’anno 2020 per gli interventi agevolati la
detrazione compete nella misura del 90% senza alcun limite massimo di spesa (come
invece accade, ad esempio, nel bonus Irpef per ristrutturazioni edilizie, in cui sussiste il
limite massimo di euro 96.000);
– la detrazione ammonta al 90% delle spese “documentate”, sostenute nell’anno 2020;
– la detrazione deve essere ripartita in 10 rate annuali di uguale importo.
Sotto il profilo procedurale, la nuova agevolazione fiscale del 90% è soggetta alle disposizioni del D.M. 41/1998 (ossia il regolamento in materia di detrazioni per le spese di ristrutturazione edilizia). Pertanto, e a titolo esemplificativo e non esaustivo, sarà necessario provvedere ai pagamenti delle spese tramite il bonifico “speciale” dal quale risulti la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione ed il numero di partita Iva ovvero il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato.

di C. Florio (Euroconference News, 14 Gennaio 2020)

Read more

Il committente risponde in solido anche delle ritenute

Torna la responsabilità del committente per le ritenute fiscali operate ai dipendenti nella filiera
di appalti e subappalti. Nata con il Dl 223/2006, abrogata dal Dl 175/2014 è oggi ripescata dal
decreto fiscale con un grado di farraginosità più elevato. Le modifiche non toccano l’articolo 29
del Dlgs 276/2003, in cui è disciplinata la responsabilità in solido del committente imprenditore
con l’appaltatore e i subappaltatori per le retribuzioni, i contributi previdenziali e i premi
assicurativi; viene, tuttavia, introdotto, per queste somme, un divieto di compensazione
integrale nei versamenti, per cui i codici tributo non accetteranno più, nell’F24, alcuno scambio
con altri crediti del contribuente.
In deroga all’articolo 17 del Dlgs 241/97, il nuovo articolo 17-bis prevede che in tutti i casi di
affidamento di un’opera o un servizio da parte di un sostituto d’imposta residente (sono esclusi i
privati, ma vi rientrano enti pubblici e i condomini), le ritenute sui redditi di lavoro dipendente e
assimilato – comprese quelle per le addizionali regionali e comunali – operate dall’impresa
appaltatrice, affidataria o subappaltatrice nel corso della durata del contratto sono versate dal
committente. L’obbligo si riferisce alle somme riguardanti i soli «lavoratori direttamente
impiegati nell’esecuzione dell’opera o del servizio» affidato, ma qui emerge una forte criticità.
Infatti, lo stesso dipendente può aver lavorato per una pluralità di cantieri di pertinenza di
committenti differenti. Per questo è previsto che committente e appaltatrice ricevano via Pec
dalle imprese partecipanti all’appalto l’elenco nominativo dei dipendenti che hanno operato, con
l’indicazione delle ore lavorate in quell’opera/servizio, e tutti i dati per riscontrare la correttezza
del versamento e compilare l’F24. Infatti, è previsto che l’impresa che ha effettuato le ritenute
versi al committente le somme necessarie almeno con 5 giorni lavorativi di anticipo rispetto alla
scadenza.
Il versamento avviene senza possibilità di operare compensazioni con crediti propri, indicando
nell’F24 il codice fiscale del soggetto per cui il versamento è eseguito. Se entro la data prevista
per il bonifico, l’impresa appaltatrice o affidataria vanta crediti per corrispettivi verso l’impresa
committente, alla comunicazione via Pec può allegare la richiesta di compensazione totale o
parziale delle somme dovute (anche dalle subappaltatrici) con tali corrispettivi. Quindi, la
responsabilità per le ritenute a carico delle imprese della filiera: è del committente se non versa
quanto ricevuto nei termini, non comunica i dati del conto in cui ricevere le somme o esegue
pagamenti alle imprese affidatarie senza trattenere gli importi da destinare al versamento delle
ritenute; è delle imprese appaltatrici/subappaltatrici per la corretta determinazione ed
esecuzione delle ritenute e in caso di mancato versamento al committente della provvista o di
omissione dei dati necessari al versamento.

In tutti i casi in cui il committente non è messo nelle condizioni di effettuare il versamento deve
sospendere il pagamento dei corrispettivi (senza temere azioni esecutive), vincolando le somme
al pagamento delle ritenute “di rivalsa” e dandone comunicazione alle Entrate entro 90 giorni.
Entro tale termine, infatti, è previsto il ravvedimento operoso da parte del committente, su
richiesta e con onere a carico dell’appaltatrice/subappaltatrice inadempiente. Analoga
comunicazione all’Agenzia è prevista, a cura delle imprese della filiera, qualora la committente
non comunichi, entro 5 giorni, mediante Pec, l’avvenuto versamento delle ritenute nei termini.

di Giorgio Gavelli, (da Quotidiano del Lavoro, 17 Ottobre 2019)

 

Read more