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INCENTIVO OCCUPAZIONE NEET 2019

DATORI DI LAVORO E LAVORATORI INTERESSATI
Possono beneficiare dell’”Incentivo Occupazione NEET 2019”:
– tutti i datori di lavoro privati, compresi i soggetti non imprenditori (quali, ad esempio,
associazioni culturali, politiche o sindacali, associazioni di volontariato, studi professionali,
ecc..) ed i datori di lavoro del settore agricolo che,

senza esservi tenuti, procedono all’assunzione di:
* soggetti iscritti al programma “Garanzia Giovani” con età compresa tra 16 e 29 anni
(cosiddetti “NEETNot [engaged in] Education, Employment or Training”),

* in una sede di lavoro situata nel territorio dello Stato Italiano, ad esclusione della
Provincia autonoma di Bolzano.
L’ANPAL precisa che, per poter dare diritto alla fruizione dell’incentivo, i soggetti con età inferiore a 18 anni devono aver assolto al diritto dovere di istruzione e formazione.
L’esonero contributivo non si applica nei confronti della pubblica amministrazione e dei datori di lavoro domestico.

RAPPORTI DI LAVORO INCENTIVATI
L’esonero contributivo si applica:
– alle assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato (anche a scopo di
somministrazione) e con contratto di apprendistato professionalizzante;

– effettuate nel corso del 2019 (dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2019).
L’assunzione può essere effettuata sia a tempo pieno che part-time. In quest’ultimo caso, l’importo dell’esonero deve essere proporzionalmente ridotto rispetto al tempo pieno.
Rientra, inoltre, nell’ambito di applicazione del nuovo esonero contributivo anche il socio
lavoratore di cooperativa, se assunto con contratto di lavoro subordinato.
Non è possibile godere dell’esonero contributivo per le assunzioni con:
– contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di
istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore;
– contratto di apprendistato di alta formazione e ricerca;
– contratto di lavoro intermittente;
– contratto di lavoro domestico;
– in caso di ricorso alle prestazioni di lavoro occasionale, nonché
– in caso di trasformazione a tempo indeterminato di rapporti a termine, in quanto essendo
stato precedentemente assunto a tempo determinato, il giovane non avrebbe il requisito fondante il beneficio, ovvero la condizione di NEET.

CONDIZIONI PER L’ACCESSO AL BENEFICIO
Il diritto alla fruizione dell’esonero contributivo è subordinato al rispetto
– dei principi generali finalizzati a garantire un’omogenea applicazione degli incentivi
all’assunzione (art. 31, D.Lgs n. 150/2015);
– delle norme poste a tutela delle condizioni di lavoro e dell’assicurazione obbligatoria
dei lavoratori (al cui rispetto è subordinato il rilascio del DURC).

 

MISURA DEL BENEFICIO E TERMINE ULTIMO DI FRUIZIONE

L’agevolazione in esame:

– consiste nell’esonero dal versamento del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro,

-nel limite massimo di 8.060 euro annui per ogni lavoratore assunto,

– per un periodo massimo di 12 mesi a decorrere dalla data di assunzione del lavoratore.

L’incentivo è fruibile tramite conguaglio in UniEmens e deve essere fruito, in ogni caso e a pena di decadenza, entro e non oltre il termine perentorio del 28 febbraio 2021.

 

REGIME “DE MINIMIS”

L’utilizzo dell’“Incentivo Occupazione NEET” deve rispettare le previsioni europee in materia di aiuti di Stato.

Di conseguenza, l’esonero contributivo può essere legittimamente fruito nel rispetto della normativa sugli aiuti di stato, nel limite del “de minimis”. Il vincolo del “de minimis” può essere superato qualora l’assunzione comporti un incremento netto dell’occupazione.

 

CUMULABILITÀ

L’esonero contributivo non è cumulabile con altri incentivi all’assunzione di natura economica o contributiva, ad eccezione dell’“Incentivo strutturale all’occupazione giovanile stabile”.

In caso di assunzione con contratto di apprendistato professionalizzante, l’esonero riguarda la contribuzione ridotta dovuta dai datori di lavoro: per gli anni successivi al primo, il datore di lavoro applicherà le aliquote contributive già previste per tale tipologia di rapporto.

 

ISTANZA PRELIMINARE

Per beneficiare dell’esonero contributivo i datori di lavoro interessati devono presentare telematicamente all’INPS un’istanza preliminare di ammissione (modulo “NEET” disponibile all’interno dell’applicazione “Diresco”).

 

ESPOSIZIONE IN UNIEMENS

A decorrere dalle competenze del mese di aprile 2019, i datori di lavoro che operano mediante il flusso Uniemens, in caso di assunzione di lavoratore con l’incentivo “Occupazione NEET”, dovranno valorizzare all’interno di <Denuncia individuale> , <Dati retributivi>,  elemento <incentivo> i seguenti elementi:

* nell’elemento <Tipoincentivo>  il valore

– “NE19”, se viene fruito il solo “Incentivo Occupazione NEET” nel rispetto dei limiti previsti in materia di aiuti “de minimis”, ovvero –

“NEDE”, se viene fruito il solo “Incentivo Occupazione NEET” oltre i limiti previsti in materia di aiuti “de minimis”, ovvero

“NEGE”, se viene fruito l’”Incentivo Occupazione NEET” in cumulo con l’incentivo strutturale all’occupazione giovanile stabile, nel rispetto dei limiti previsti in materia di aiuti “de minimis”, ovvero

“NEC9” se viene fruito l’”Incentivo Occupazione NEET” in cumulo con l’incentivo strutturale all’occupazione giovanile stabile, oltre i limiti previsti in materia di aiuti “de minimis”;

– nell’elemento <Codentefinanziatore> dovrà essere inserito il valore “H00” (Stato);

– nell’elemento <Importocorrincentivo> dovrà essere indicato l’importo posto a conguaglio relativo al mese corrente.

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Trattamento Iva dell’indennità per la perdita dell’avviamento commerciale

L’indennità per la perdita dell’avviamento commerciale (c.d. “buonuscita”) costituisce una forma di compensazione per il conduttore che rilascia l’immobile alla fine della locazione, perdendo uno degli elementi essenziali che stanno alla base del valore della propria attività.

L’indennità è quantificata in funzione dell’ultimo canone corrisposto dal conduttore uscente. Più precisamente, per le locazioni di immobili commerciali, l’indennità è pari a 18 mensilità dell’ultimo canone (21 mensilità per gli alberghi).

Ai sensi della L. 392/1978, i presupposti per la corresponsione dell’indennità per la perdita dell’avviamento sono legati:

  • alla natura dell’immobile locato, il quale deve essere adibito ad attività industriali, commerciali, artigianali o turistiche che comportino contatti diretti con utenti o consumatori;
  • alle modalità di cessazione del rapporto tra proprietario e conduttore, atteso che l’indennità risulta, spettante qualora la disdetta sia esercitata dal locatore;
  • all’effettivo rilascio dell’immobile.

Sul trattamento Iva dell’indennità di avviamento commerciale si è espressa l’Aidc con la norma di comportamento n. 190/2014.

A parere dell’Associazione, siccome la somma che il locatore deve corrispondere al conduttore al termine della locazione assume la natura di ristoro compensativo, essa è qualificabile come indennizzo dovuto “automaticamente” per la cessazione del vincolo giuridico.

In quanto priva di controprestazione, quindi carente del presupposto oggettivo, l’operazione non è rilevante ai fini Iva.

L’indennità può assumere invece rilevanza agli effetti dell’imposta allorquando derivi da una negoziazione fra le parti. In tal caso, infatti, si verifica il sinallagma poiché la somma rappresenta il corrispettivo di un’obbligazione assunta dalla controparte, ossia dal conduttore.

Secondo l’Aidc, in tali ipotesi, all’indennità va applicato lo stesso regime Iva (esenzione o imponibilità) che ha trovato applicazione per i canoni di locazione.

Siffatta interpretazione trae ispirazione dalla sentenza della Corte di Giustizia Lubbock Fine & C. causa 63/92 del 15 dicembre 1993, tesa a evitare l’emersione di distorsioni nell’applicazione dell’imposta.

Tantoché, se il locatore è un privato consumatore, essendo rimasta la locazione esclusa da Iva per mancanza del presupposto soggettivo, anche l’indennità deve seguire il medesimo trattamento nondovendo essere gravata dell’imposta.

Va chiarito che la norma di comportamento in esame si pone in aperto contrasto con la risoluzione AdE 73/E/2005, secondo cui, siccome:

  • l’articolo 15 D.P.R. 633/1972 prevede l’esclusione da Iva solo nel caso di un risarcimento in senso proprio, dovuto a ritardi o inadempimento di obblighi contrattuali;
  • non è comunque affatto da escludere che anche un risarcimento in senso proprio possa sottendere un’operazione di cessione di beni o prestazione di servizi;
  • il fatto che l’indennità di avviamento commerciale affondi le sue radici in una ben precisa disposizione di legge che pone un obbligo a carico del locatore e non in un accordo di natura contrattuale, non esclude la possibilità di ricondurre l’evento sotto il raggio d’azione dell’Iva;
  • la situazione che si verifica tra le parti, sia pure per disposizione di legge, appare riconducibile ad un vero e proprio rapporto sinallagmatico, in cui oggetto dello scambio è di fatto quell’incremento di valore che il conduttore, riconsegnando il bene, rimette nella disponibilità del proprietario;

deve ritenersi che l’indennità …, qualora corrisposta in seguito alla naturale cessazione della locazione, costituisca il corrispettivo di un’obbligazione che …, ai fini dell’Iva, deve essere considerata alla stregua di una prestazione di servizi ex articolo 3 comma 1 del D.P.R. 633 del 1972, imponibile in presenza del requisito soggettivo”.

Diversamente, l’andamento della giurisprudenza è in linea con il pensiero dell’Aidc, ritenendo da sempre la “buonuscita” un’operazione non rilevante ai fini dell’Iva.

Si richiama al riguardo la sentenza della Corte di Cassazione n. 13345/2006, la sentenza della Corte di Cassazione n. 8559/2012 e la sentenza CTR Toscana 1889/25/16 del 28 febbraio 2016.

Alla luce della posizione assunta dai giudici nonché dalla dottrina, è auspicabile un ripensamento sulla questione da parte dell’Agenzia delle entrate, atteso che il suo indirizzo pare oramai “temerario”.

di A. Bonuzzi (Euroconference News, 31 Maggio 2019)

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Corrispettivi telematici: esoneri “transitori” per il debutto del 1° luglio 2019

L’articolo 2, comma 1, D.Lgs. 127/2015 prevede che i soggetti che effettuano le attività di commercio al minuto e assimilate di cui all’articolo 22 D.P.R. 633/1972 memorizzano elettronicamente e trasmettono telematicamente all’Agenzia delle entrate i dati relativi ai corrispettivi giornalieri.

Per effetto delle modifiche apportate al citato articolo da parte dell’articolo 17 D.L. 119/2018 accade che:

  • a partire dal 01.07.2019, per i soggetti con volume d’affari relativo all’anno 2018 superiore a 400.000 euro (dato da verificare nel quadro VE del modello di dichiarazione annuale Iva 2019, il cui termine di presentazione è scaduto lo scorso 30 aprileè prevista l’entrata in vigore dell’obbligo di inviare telematicamente i suddetti corrispettivi all’Agenzia delle entrate;
  • dal 1° gennaio 2020 l’obbligo diviene generalizzato per tutte le imprese a prescindere dalla misura del volume d’affari,
  • viene demandata a uno specifico decreto del Mef l’individuazione di eventuali specifici esoneridall’obbligo di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi, in ragione della tipologia di attività esercitata.

Con il recente Provvedimento direttoriale n. 99297 del 18.04.2019 l’Agenzia delle entrate ha dettato le procedure tecniche per assolvere al predetto obbligo di trasmissione telematica dei corrispettivi.

In particolare:

  • tutte le operazioni di attivazione, messa in servizio, verificazione periodica e dismissione sono comunicate telematicamente dal registratore telematico al sistema dell’Agenzia delle entrate, producendo un dinamico e automatico censimento degli apparecchi conformi alle prescrizioni di norma e della loro operatività;
  • le informazioni acquisite telematicamente dall’Agenzia delle entrate sono messe a disposizione del contribuente, titolare dell’apparecchio o di un intermediario di cui all’articolo 3, comma 3, D.P.R. 322/1998 appositamente delegato dal contribuente stesso, mediante apposita area dedicata e riservata presente sul sito web dell’Agenzia e costituiscono il libretto di dotazione informatico del registratore;
  • il conferimento e la revoca della delega sono effettuati con le modalità di cui al provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 05.11.2018.
  • in alternativa ai registratori telematici, ed è questa una importante novità introdotta dal citato provvedimento, viene previsto che la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri possa essere effettuata anche utilizzando una procedura web messa gratuitamente a disposizione dei contribuenti in area riservata del sito web dell’Agenzia delle entrate e utilizzabile anche su dispositivi mobili.

È invece con il recentissimo D.M. 10.5.2019, pubblicato nella G.U. n. 115/2019 lo scorso 18 maggio 2019, che vengono finalmente individuate le fattispecie di esonero dall’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei dati dei corrispettivi giornalieri.

Va in primo luogo evidenziato che, come confermato dal citato decreto, in questa fase di prima applicazione gli esoneri ivi previsti sono da considerarsi transitori e non definitivi.

Nello specifico l’articolo 1 D.M. 10.5.2019 stabilisce che l’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri, non si applica:

a) alle operazioni non soggette all’obbligo di certificazione dei corrispettivi, già previste dall’articolo 2 D.P.R. 696/1996 (e che si riportano in calce al presente contributo);

b) alle prestazioni di trasporto pubblico collettivo di persone e di veicoli e bagagli al seguito, con qualunque mezzo esercitato, per le quali i biglietti di trasporto, compresi quelli emessi da biglietterie automatiche, assolvono la funzione di certificazione fiscale;

c) fino al 31 dicembre 2019, alle operazioni effettuate in via marginale rispetto a quelle esonerate (di cui ai punti precedenti) o rispetto a quelle soggette agli obblighi di fatturazione elettronica. Sono considerate effettuate in via marginale le operazioni i cui ricavi o compensi non sono superiori all’ 1% del volume d’affari complessivo dell’attività esaminata dell’anno 2018;

d) alle operazioni effettuate a bordo di mezzi trasporto (ad es. navi, aerei, treni) nel corso di un trasporto internazionale.

Il successivo articolo 2, inoltre, prevede che restino invariate le disposizioni relative alle cessioni di carburantie cessioni di beni o servizi effettuata tramite distributori automatici (c.d. “distributori altamente automatizzati” e “vending machine”).

Per quanto riguarda le cessioni di beni e prestazioni di servizi c.d. “non oil” effettuate da quest’ultimi (che rientrerebbero invece nell’obbligo), in analogia con quanto previsto genericamente per le “operazioni marginali” di cui alla lett. c)fino al 31 dicembre 2019 gli esercenti impianti di distribuzione di carburante sono esonerati dagli obblighi di trasmissione anche per tali operazioni, qualora i compensi/ricavi non superino l’1% del volume di affari complessivo dell’anno 2018.

Il citato D.M. specifica comunque che le operazioni rientranti nell’ambito della deroga (diverse da quelle indicate nelle precedenti lettere a e b) continueranno ad essere annotate nel registro dei corrispettivi e, quando previsto, sarà necessario il rilascio della ricevuta o dello scontrino fiscale tradizionale al cliente.

Va evidenziato, infine, che l’articolo 3 D.M. 10.05.2019, a conferma della transitorietà delle descritte ipotesi di esonero, rimanda a specifici nuovi decreti del Mef l’individuazione delle date a partire dalle quali verranno meno gli esoneri dall’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri previsti dall’attuale disciplina.

L’elenco delle operazioni non soggette all’obbligo di certificazione di cui all’articolo 2 D.P.R. 696/1996

Non sono soggette all’obbligo di certificazione le seguenti operazioni:

a) le cessioni di tabacchi e di altri beni commercializzati esclusivamente dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato;

b) le cessioni di beni iscritti nei pubblici registri, di carburanti e lubrificanti per autotrazione;

c) le cessioni di prodotti agricoli effettuate dai produttori agricoli cui si applica il regime speciale previsto dall’articolo 34, comma 1, D.P.R. 633/1972, e successive modificazioni;

d) le cessioni di beni risultanti dal documento di cui all’articolo 21, comma 4, D.P.R. 633/1972, se integrato nell’ammontare dei corrispettivi;

e) le cessioni di giornali quotidiani, di periodici, di supporti integrativi, di libri, con esclusione di quelli d’antiquariato;

f) le prestazioni di servizi rese da notai per le quali sono previsti onorari, diritti o altri compensi in misura fissa ai sensi del M. 30.12.1980, nonché i protesti di cambiali e di assegni bancari;

g) le cessioni e le prestazioni effettuate mediante apparecchi automatici, funzionanti a gettone o a moneta; le prestazioni rese mediante apparecchi da trattenimento o divertimento installati in luoghi pubblici o locali aperti al pubblico, ovvero in circoli o associazioni di qualunque specie;

h) le operazioni relative ai concorsi pronostici e alle scommesse soggetti all’imposta unica di cui al Lgs. 504/1998, e quelle relative ai concorsi pronostici riservati allo Stato, compresa la raccolta delle rispettive giocate;

i) le somministrazioni di alimenti e bevande rese in mense aziendali, interaziendali, scolastiche ed universitarie nonché in mense popolari gestite direttamente da enti pubblici e da enti di assistenza e di beneficenza;

l) le prestazioni di traghetto rese con barche a remi, le prestazioni rese dai gondolieri della laguna di Venezia, le prestazioni di trasporto rese con mezzi a trazione animale, le prestazioni di trasporto rese a mezzo servizio di taxi, le prestazioni rese con imbarcazioni a motore da soggetti che esplicano attività di traghetto fluviale di persone e veicoli tra due rive nell’ambito dello stesso comune o tra comuni limitrofi;

m) le prestazioni di custodia e amministrazione di titoli ed altri servizi resi da aziende o istituti di credito da società finanziarie o fiduciarie e dalle società di intermediazione mobiliare;

n) le cessioni e le prestazioni esenti di cui all’articolo 22, comma 1, punto 6, D.P.R. 633/1972;

o) le prestazioni inerenti e connesse al trasporto pubblico collettivo di persone e di veicoli e bagagli al seguito di cui al primo comma dell’articolo 12 L. 413/1991, effettuate dal soggetto esercente l’attività di trasporto;

p) le prestazioni di autonoleggio da rimessa con conducente, rese da soggetti che, senza finalità di lucro, svolgono la loro attività esclusivamente nei confronti di portatori di handicap;

q) le prestazioni didattiche, finalizzate al conseguimento della patente, rese dalle autoscuole;

r) le prestazioni effettuate, in caserme, ospedali od altri luoghi stabiliti, da barbieri, parrucchieri, estetisti, sarti e calzolai in base a convenzioni stipulate con pubbliche amministrazioni;

s) le prestazioni rese da fumisti, nonché quelle rese, in forma itinerante, da ciabattiniombrellaiarrotini;

t) le prestazioni rese da rammendatrici e ricamatrici senza collaboratori o dipendenti;

u) le prestazioni di riparazione di calzature effettuate da soggetti che non si avvalgono di collaboratori e dipendenti;

v) le prestazioni rese da impagliatori e riparatori di sedie senza dipendenti e collaboratori;

z) le prestazioni di cardatura della lana e di rifacimento di materassi e affini rese nell’abitazione dei clienti da parte di materassai privi di dipendenti e collaboratori;

aa) le prestazioni di riparazione di biciclette rese da soggetti che non si avvalgono di collaboratori e dipendenti;

bb) le cessioni da parte di venditori ambulanti di palloncini, piccola oggettistica per bambini, gelati, dolciumi, caldarroste, olive, sementi e affini non muniti di attrezzature motorizzate, e comunque da parte di soggetti che esercitano, senza attrezzature, il commercio di beni di modico valore, con esclusione di quelli operanti nei mercati rionali;

cc) le somministrazioni di alimenti e bevande effettuate in forma itinerante negli stadi, stazioni ferroviarie e simili, nei cinema, teatri ed altri luoghi pubblici e in occasione di manifestazioni in genere;

dd) le cessioni di cartoline e souvenirs da parte di venditori ambulanti, privi di strutture motorizzate;

ee) le somministrazioni di alimenti e bevande, accessorie al servizio di pernottamento nelle carrozze letto, rese dal personale addetto alle carrozze medesime;

ff) le prestazioni rese dalle agenzie di viaggio e turismo concernenti la prenotazione di servizi in nome e per conto del cliente;

gg) le prestazioni di parcheggio di veicoli in aree coperte o scoperte, quando la determinazione o il pagamento del corrispettivo viene effettuata mediante apparecchiature funzionanti a monete, gettoni, tessere, biglietti o mediante schede magnetiche elettriche o strumenti similari, indipendentemente dall’eventuale presenza di personale addetto;

hh) le cessioni e le prestazioni poste in essere dalle associazioni sportive dilettantistiche che si avvalgono della disciplina di cui alla L. 398/1991, nonché dalle associazioni senza fini di lucro e dalle associazioni pro-loco, contemplate dall’articolo 9-bis L. 66/1992;

ii) le prestazioni aventi per oggetto l’accesso nelle stazioni ferroviarie;

ll) le prestazioni aventi per oggetto servizi di deposito bagagli;

mm) le prestazioni aventi per oggetto l’utilizzazione di servizi igenico-sanitari pubblici;

nn) le prestazioni di alloggio rese nei dormitori pubblici;

oo) le cessioni di beni poste in essere da soggetti che effettuano vendite per corrispondenza, limitatamente a dette cessioni;

pp) le cessioni di prodotti agricoli effettuate dalle persone fisiche di cui all’articolo 2 L. 59/1963, se rientranti nel regime di esonero dagli adempimenti di cui all’articolo 34, comma 4, D.P.R. 633/1972;

qq) le cessioni e le prestazioni poste in essere da regioni, province, comuni e loro consorzi, dalle comunità montane, delle istituzioni di assistenza e beneficenza, dagli enti di previdenza, dalle unità sanitarie locali, dalle istituzioni pubbliche di cui all’articolo 41 L. 833/1978, nonché dagli enti obbligati alla tenuta della contabilità pubblica, ad esclusione di quelle poste in essere dalle farmacie gestite dai comuni;

ss) le prestazioni relative al servizio telegrafico nazionale ed internazionale rese dall’Ente poste;

tt) le attrazioni e gli intrattenimenti indicati nella sezione I limitatamente alle piccole e medie attrazioni e alla sezione III dell’elenco delle attività di cui all’articolo 4 L. 337/1968, escluse le attrazioni installate nei parchi permanenti da divertimento di cui all’articolo 8 D.P.R. 394/1994, qualora realizzino un volume di affari annuo superiore a cinquanta milioni di lire;

tt-bis) le prestazioni di servizi effettuate dalle imprese di cui all’articolo 23, comma 2, D.Lgs. 261/1999, attraverso la rete degli uffici postali e filatelici, dei punti di accesso e degli altri centri di lavorazione postale cui ha accesso il pubblico nonché quelle rese al domicilio del cliente tramite gli addetti al recapito.

Non sono altresì soggette all’obbligo di documentazione disposto dall’articolo 12, comma 1, L. 413/1991, in relazione agli adempimenti prescritti, le categorie di contribuenti e le operazioni che a norma dell’articolo 22, comma 2, D.P.R. 633/1972, sono esonerate dall’obbligo di emissione della fattura in virtù dei seguenti decreti del Ministro delle finanze:

a) D.M. 04.03.1976: Associazione italiana della Croce rossa;

b) D.M. 13.04.1978: settore delle telecomunicazioni;

c) D.M. 20.07.1979: enti concessionari di autostrade;

d) D.M. 02.12.1980: esattori comunali e consorziali;

e) D.M. 16.12.1980: somministrazione di acqua, gas, energia elettrica e manutenzione degli impianti di fognatura, i cui corrispettivi sono riscossi a mezzo ruoli esattoriali;

f) D.M. 16.12.1980: somministrazione di acqua, gas, energia elettrica, vapore e teleriscaldamento;

g) D.M. 22.12.1980: società che esercitano il servizio di traghettamento di automezzi commerciali e privati tra porti nazionali;

h) D.M. 26.07.1985: enti e società di credito e finanziamento;

i) D.M. 19.09.1990: utilizzo di infrastrutture nei porti, autoporti, aeroporti e scali ferroviari di confine.

di L. Caramaschi (Euroconference News, 24 Maggio 2019)

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Riaprono i termini della Nuova Sabatini

L’articolo 1, comma 200, L. 145/2018 (c.d. Legge di Bilancio 2019) ha previsto lo stanziamento di nuove risorse finanziarie per complessivi 480 milioni di euro e la proroga fino ad esaurimento risorse della “Nuova Sabatini”, misura di grande appeal fra le PMI italiane.

L’agevolazione è stata introdotta dall’articolo 2 D.L. 69/2013, convertito con modificazioni dalla L. 98/2013, per incentivare e sostenere l’innovazione d’impresa favorendo l’accesso al credito finalizzato ad investimenti in beni strumentali.

Con la presentazione del “Piano Nazionale Industria 4.0” l’incentivo ha assunto un ruolo da protagonista fra le misure agevolative a sostegno della quarta rivoluzione industriale come “strumento pubblico di supporto”: è stata infatti prevista una misura rafforzata del 30% per gli investimenti in beni ad alto contenuto tecnologico in chiave 4.0 e l’espressa cumulabilità con le misure di sostegno agli “investimenti innovativi”, tra cui gli iper ammortamenti e il credito R&S.

Si rammenta che l’incentivo consiste nell’erogazione alle PMI di un contributo in conto interesse a parziale copertura degli interessi passivi sul finanziamento per l’acquisto in proprietà o per l’acquisizione in leasing di beni strumentali nuovi.

L’ambito applicativo oggettivo della misura comprende infatti:

  • sia investimenti ordinari in beni ad uso produttivo, correlati all’attività di impresa, che presentino autonomia funzionale;
  • sia investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura (investimenti in tecnologie 4.0).

La misura del contributo è differenziata in relazione alla tipologia di investimento finanziabile ed è pari al valore degli interessi calcolati in via convenzionale su un finanziamento aventi le seguenti caratteristiche:

  • durata: 5 anni;
  • capitale: ammontare dell’investimento;
  • tasso di interesse annuo: 2,75% per investimenti ordinari; 3,575% (maggiorazione del 30%) per investimenti in tecnologie 4.0.

Il Mise è intervenuto il 28.01.2019 disciplinando, con due distinti decreti direttoriali, la sorte delle situazioni pendenti alla data di esaurimento fondi nel mese di dicembre 2018 (sia il caso di prenotazioni accolte ma non soddisfatte, sia il caso di domande inviate agli intermediari finanziari e non ancora oggetto di prenotazione) e i termini per la presentazione delle nuove domande di accesso al contributo.

Il decreto direttoriale del Mise n. 1337 del 28.01.2019, in corso di pubblicazione in G.U., ha disposto:

  • l’accoglimento delle prenotazioni pervenute da banche e intermediari finanziari nel mese di dicembre 2018 e non accolte, integralmente o parzialmente, per esaurimento delle risorse disponibili, rispettando l’ordine cronologico di presentazione (con elenco delle richieste di prenotazioni accolte allegato al decreto);
  • la riapertura dei termini per le richieste di prenotazione delle domande di agevolazione presentate dalle imprese alle banche o agli intermediari finanziari entro la data di chiusura dello sportello per esaurimento fondi il 3.12.2018 e non ancora incluse in una richiesta di prenotazione, a partire dal 01.02.2019.

Le prenotazioni 2018 incluse nell’allegato al decreto sono soddisfatte a valere sulle risorse finanziarie derivanti dalla rideterminazione degli importi di finanziamento ad opera di banche ed istituti finanziari o da eventuali rinunce, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, decreto direttoriale del 03.12.2018; l’accoglimento di tali prenotazioni non richiede un nuovo invio da parte delle banche e degli intermediari finanziari.

Il decreto direttoriale del Mise n. 1338 del 28.1.2019, in corso di pubblicazione in G.U., ha disposto:

  • la riapertura dei termini per la presentazione da parte delle imprese delle nuove domande di accesso al contributo ministeriale alle banche o agli intermediari finanziari a partire dal 07.02.2019;
  • la riapertura dei termini per le richieste di prenotazione da banche e intermediari finanziari a partire dal 01.03.2019;
  • l’inammissibilità delle domande di agevolazione presentate dalle imprese alle banche o agli intermediari finanziari a partire dal 04.12.2018 al 06.02.2019.

di D. Reverberi ( Euroconference News, 2 Febbraio 2019)

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Quota 100 e la riforma pensionistica

Le FAQ della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro
Entra in vigore oggi il decreto legge n.4/2019 “Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.23 del 28 gennaio 2019 riguardante la riforma pensionistica e,
in particolare, l’introduzione del diritto alla pensione anticipata con Quota 100, l’estensione di “opzione donna”, la proroga dell’Ape sociale, il blocco dell’adeguamento alla speranza di vita per i lavoratori precoci e il riscatto della laurea agevolato. La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, in attesa della prassi attuativa che potrà consentire di richiedere le nuove prestazioni pensionistiche varate dall’esecutivo, ha raccolto in questo approfondimento le prime FAQ sulle numerose misure.

Quota 100 comporta l’abrogazione della pensione di vecchiaia e della pensione anticipata?
No. Quota 100 è un accesso anticipato a pensione di natura facoltativa, opzionato dal lavoratore senza alcun obbligo. Rimangono sempre accessibili gli accessi ordinari a pensione della Riforma Monti-Fornero (art.24, L. 214/2011), vale a dire la pensione di vecchiaia e quella di anzianità contributiva (anticipata).

Quali sono i requisiti della pensione in Quota 100?
I requisiti sono due: anagrafico e contributivo e devono essere posseduti entrambi dal richiedente. Quello anagrafico è pari a 62 anni di età; quello contributivo a 38 anni di contributi. Una volta perfezionati entrambi, il soggetto dovrà attendere una finestra prima della decorrenza vera e propria della pensione. Prima della decorrenza della pensione il
richiedente dovrà anche cessare l’attività lavorativa dipendente.

Ho 63 anni di età e 37 anni di contributi. Posso accedere a Quota 100?
No. Bisogna possedere almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi; il totale di 100 non può essere raggiunto con altre combinazioni numeriche.
Gli assicurati possono ovviamente anche avere più di 62 anni di età e di 38 anni di contributi al momento della richiesta.

Compio 62 anni nel 2022 e ho 38 anni di contributi già a gennaio 2019. Posso andare in pensione con Quota 100?
No. Quota 100 è un accesso sperimentale con possibilità di accesso a tale forma di pensionamento solo nel triennio 2019-2021. Dunque, possono accedere, anche dopo il 2021, solo coloro che hanno già maturato i requisiti anagrafici e contributivi al 31.12.2018 o coloro che li matureranno entro la fine del triennio 2019-2021.

Ho 63 anni di età, 35 anni di contributi e 3 anni di contribuzione da disoccupazione. Posso accedere a Quota 100?
Si. Il testo del decreto non esclude la contribuzione figurativa e l’articolo 22 della Legge n.153/1969 dispone un requisito generalizzato per le pensioni di anzianità contributiva di 35 anni di contribuzione effettiva (escludendo quindi sia i contributi da disoccupazione che quelli da malattia). Nel caso dell’esempio i 35 anni di contribuzione effettiva sono presenti, così come i 38 complessivi richiesti dal decreto.

Ho 62 anni di età e 38 anni di contributi. Sono un lavoratore autonomo iscritto a Gestione Separata con partita Iva al momento. Posso mantenere la mia attività anche dopo la richiesta di pensione in Quota 100?
No. Anche se per la decorrenza della pensione è sufficiente la cessazione dal rapporto di lavoro subordinato, Quota 100 prevede una completa incumulabilità reddituale fra l’assegno pensionistico e qualsiasi reddito di lavoro dipendente o autonomo dal momento della sua decorrenza fino al compimento dell’età pensionabile di vecchiaia (67 anni fino al 2020). Potrà essere tuttavia percepito il reddito derivante da lavoro autonomo occasionale (art. 67 TUIR) nel limite annuale di 5.000 euro lordi annui.

Quanto durano le finestre?
Le finestre mobili di differimento decorrono dal momento della maturazione dell’ultimo requisito dei due richiesti. Nel settore privato, per chi avrà maturato i requisiti entro la fine del 2018, l’accesso materiale sarà consentito ad aprile 2019. Nel settore pubblico la maturazione delle condizioni richieste entro la data di entrata in vigore del provvedimento consentirà la percezione dell’assegno non prima di agosto 2019. Maturando, invece, il requisito dal 01.01.2019 i 3 mesi (settore privato) o i 6 mesi (settore pubblico) decorreranno in modo prospettico dal mese di maturazione dei requisiti. Nel comparto scolastico si continuano a seguire le regole peculiari del D.Lgs. n.449/1997 per non compromettere la continuità dell’anno scolastico/accademico.

Quanto perdo andando in pensione con Quota 100 e non con la pensione anticipata a 42 o 41 anni e 10 mesi di contributi (requisito bloccato per uomini e donne fino al 2026)?
Il testo del decreto non prevede alcun ricalcolo dell’assegno, cui si continueranno ad applicare le regole di calcolo pensionistiche tradizionali (metodo retributivo, misto o contributivo a seconda della contribuzione posseduta al 31.12.1995). Non vi sono, dunque, decurtazioni riservate alle
pensioni in Quota 100 né passaggi di metodo di calcolo (come l’obbligo di opzione per il contributivo che si attiva con opzione donna). Evidentemente, qualora l’assicurato proseguisse a contribuire, il montante contributivo continuerebbe a crescere restituendo una pensione più alta,
ma non si può parlare di una penalizzazione in senso stretto.

Alle pensioni in Quota 100 si applicano i tagli per le c.d. pensioni d’oro?
Sì, secondo quanto disposto dalla L. n.145/2018, nel quinquennio 2019-2023, qualora l’assegno sia superiore a 100.000 euro lordi annui, si applicano delle decurtazioni percentuali dal 15% al 40% purchè la pensione sia liquidata almeno in parte con il metodo retributivo. Dunque, anche le pensioni in Quota 100 rientrano (superando il valore soglia citato) fra i destinatari di questa misura di solidarietà.

Al momento sto godendo di una isopensione, perché la mia azienda ha firmato un accordo di prepensionamento ex art. 4 L. 92/2012. Maturo Quota 100 nel 2020, posso aderire?
L’art. 14, c. 9, del decreto legge n. 4/2019 prevede che la prestazione di isopensione, così come quella dell’assegno straordinario ‘classico’, erogabile dai fondi di solidarietà bilaterali anche alternativi di cui al D.Lgs. n.148/2015, non possa essere erogata direttamente puntando all’ingresso
in Quota 100. Se tuttavia il soggetto decidesse di interrompere la fruizione dell’assegno o dell’isopensione richiedendo Quota 100, tale diritto soggettivo rimane da lui esercitabile non essendo esplicitamente inibito, ferma restando la decadenza dalla prestazione di accompagnamento alla pensione.

LA PENSIONE ANTICIPATA
La pensione anticipata subisce una riforma integrale?
No, il testo del decreto stabilisce che gli adeguamenti a speranza di vita (L. 122/2010), che avrebbero portato il requisito contributivo a essere incrementato ogni due anni, vengono congelati dal 2019 al 2026 incluso. Pertanto, il requisito per gli uomini rimane pari a 42 anni e 10 mesi e per le donne a 41 anni e 10 mesi con l’applicazione di una finestra trimestrale prima della decorrenza della pensione. Gli adeguamenti a speranza di vita, salvo ulteriori modifiche, saranno riattivati a partire dal 2027.

Le finestre previste per Quota 100 sono le stesse che saranno applicate alla pensione anticipata?
No, le finestre della pensione anticipata sono trimestrali per tutti gli assicurati INPS (lavoratori dipendenti privati e pubblici, nonché autonomi). Decorrono dalla data di maturazione dei requisiti contributivi (finestre mobili). Per coloro che avranno maturato i requisiti dal 01.01.2019 alla data di entrata in vigore del decreto, la fine della finestra sarà comunque fissata al 01.04.2019 con contestuale ingresso in pensione (previa cessazione dal rapporto di lavoro e deposito della domanda telematica di pensione).

OPZIONE DONNA
Opzione donna torna per sempre?
La riforma prevede una nuova finestra per l’accesso a opzione donna, facendo ancora salva la possibilità, per chi avesse maturato i vecchi requisiti entro il 2015 (57 anni di età per le lavoratrici private, 58 per le autonome con 35 anni di contributi), di continuare a esercitare tale diritto.
Questa nuova versione, ulteriore e complementare di opzione donna, richiede 58 anni per le lavoratrici del settore privato, 59 per le autonome e sempre 35 anni di contributi entro il 2018.

Entro quando vanno maturati i nuovi requisiti?
Il requisito anagrafico (58 o 59 anni di età) e quello contributivo di 35 anni di contributi vanno maturati entro il 31.12.2018, mentre le finestre possono decorrere anche successivamente. Si ricorda che per espressa previsione della norma il requisito anagrafico non è adeguato a speranza di
vita (5 mesi nel biennio 2019-2020).

Quanto durano le finestre? Sempre 3 mesi?
Le finestre di opzione donna sono quelle stabilite dalla L. 122/2010, pari a 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e a 18 mesi per le lavoratrici autonome, al termine delle quali decorre l’assegno pensionistico. Anche un solo contributo in una gestione dei lavoratori autonomi nella carriera della lavoratrice comporta l’applicazione della finestra di maggiore durata di 18 mesi, nonché della maggiore età anagrafica (vd. FAQ n.13).

Le decurtazioni dimezzano l’assegno?
Chi sceglie opzione donna vedrà applicato integralmente il metodo contributivo alla propria pensione, anche in presenza di 18 anni di contributi al 1995. Ciò comporta, in carriere con retribuzioni che registrino un incremento spiccato negli ultimi anni, una penalizzazione rispetto alle caratteristiche di calcolo del metodo retributivo o misto. Il decremento viene stimato di solito fra il 20% e il 40%; vi sono comunque alcuni casi (retribuzioni considerevolmente alte e costanti nel tempo) in cui il metodo contributivo risulta più conveniente rispetto a quello retributivo.

APE SOCIALE, LAVORATORI PRECOCI E RISCATTI
L’Ape sociale diventa strutturale?
No, la misura è prorogata di un solo anno, dunque sarà possibile richiederla fino alla fine di novembre 2019. Le sue caratteristiche rimangono identiche (requisiti di 63 anni di età, 30 o 36 anni di contributi, cessazione dal lavoro e possesso di uno dei 4 status di bisogno codificati dalla L. 232/2016), ma ne viene determinata la prosecuzione della sperimentazione per un ulteriore anno, raccordandone così il termine a quello già prorogato dell’Ape volontario e aziendale (che chiude anch’esso la sua sperimentazione nel 2019).

Quali le novità per i lavoratori precoci?
Analogamente alla pensione anticipata, anche quella speciale per lavoratori precoci ex L. 232/2016 e DPCM 87/2017 non vedrà applicati gli adeguamenti a speranza di vita dal 2019 al 2026, lasciando inalterato il requisito contributivo di 41 anni per uomini e donne. Viene, inoltre, prevista una finestra di differimento mobile di 3 mesi dalla maturazione dei requisiti prima della decorrenza della pensione.

La nuova pace contributiva estingue le cartelle esattoriali generate da debiti contributivi?
No, questo riscatto sperimentale (richiedibile solo dal 2019 al 2021) si applica solo per periodi scoperti da contributi, non sottoposti ad alcun obbligo di contribuzione. I requisiti consistono nel non avere contribuzione obbligatoria prima del 1996 e nell’avere periodi senza contributi compresi
nel periodo fra l’inizio della contribuzione e il momento della richiesta. Il periodo massimo richiedibile è di 5 anni; il costo è calcolato con il metodo percentuale, applicando l’aliquota IVS vigente (fra il 33% e il 34%) sull’ultimo imponibile previdenziale da lavoro maturato nelle 52 settimane antecedenti alla richiesta. L’onere può essere rateizzato in 5 anni senza
interessi, con rate minime mensili da 30 euro. La norma specifica che
costituisce un onere detraibile al 50%, spalmabile su 5 anni di imposta (da
quello di pagamento dell’onere al quadriennio successivo).

Il riscatto “light” della laurea può essere utilizzato per Quota 100?
La formula “economica” del riscatto di laurea viene prevista in modo stabile nel nostro ordinamento e può essere richiesta per ottenere l’accreditamento della contribuzione, ai fini del diritto e della misura, fino al compimento del quarantacinquesimo anno di età e per periodi di
competenza del metodo contributivo (non prima del 01.01.1996). Visto il limite anagrafico questa modalità è incompatibile con Quota 100, che chiude la sua sperimentazione nel 2021: anno entro il quale va compiuto il requisito anagrafico di 62 anni.

quota 100 e riforma pensioni

di A. Orlando (Dipartimento Scientifico Fondazione Studi Consulenti del Lavoro – AREA PREVIDENZA, 29 Gennaio 2019)

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Modificata la FATTURAZIONE ELETTRONICA dopo le “riprese” del garante Privacy

Come noto, con riferimento al nuovo obbligo di utilizzo della fatturazione elettronica, nel mese di novembre il Garante della Privacy è intervenuto con il Provvedimento 15.11.2018, n. 481 evidenziando che le modalità di attuazione di tale obbligo presentano rilevanti criticità in ordine alla compatibilità con la normativa in materia di protezione dei dati personali(Informativa SEAC 20.11.2018, n. 332).

Al fine di risolvere / superare le criticità evidenziate dal Garante, l’Agenzia delle Entrate con il recente Provvedimento 21.12.2018 ha modificato il Provvedimento 30.4.2018 che fissa le “Regole tecniche per l’emissione e la ricezione delle fatture elettroniche …”, dopo aver ottenuto il parere positivo dello stesso Garante con il Provvedimento 20.12.2018, n. 511.

La modifica di maggior rilievo, dal punto di vista operativo, risulta essere la necessità di aderire ad uno specifico servizio per poter consultare / acquisire i dati fattura “completi” nell’area riservata del sito Internet dell’Agenzia delle Entrate, come di seguito illustrato.

 

CONSULTAZIONE / ACQUISIZIONE / MEMORIZZAZIONE DEI DATI DELLE FATTURE

Come noto, una delle criticità sollevate dal Garante della Privacy riguarda(va) il fatto che l’Agenzia, dopo aver recapitato tramite SdI la fattura, provvede ad archiviare non soltanto i dati necessari per assolvere gli obblighi fiscali ma l’intera fattura (in formato XML) nella quale sono contenuti, anche dettagliatamente, i beni / servizi ceduti / prestati che possono far emergere anche le “abitudini di consumo” nonché “dati particolari e giudiziari”, in assenza di:

  • specifiche misure di garanzia volte ad assicurare il rispetto dei principi di limitazione della finalità, minimizzazione e riservatezza di cui all’art. 5, par. 1, lett. b), c) e f), GDPR;
  • un’adeguata informazione di raccolta di tali dati agli interessati.

Al fine di risolvere / superare tale criticità, con riferimento alla memorizzazione dei dati fattura da

parte dell’Agenzia e alla possibilità, per i diretti interessati (acquirente / committente e cedente /

prestatore) ovvero per l’intermediario abilitato appositamente delegato, di consultare / acquisire le fatture elettroniche transitate per il SdI, il nuovo Provvedimento dispone ora che:

La consultazione e l’acquisizione delle fatture elettroniche o dei loro duplicati informatici, servizio offerto dall’Agenzia delle entrate nell’ambito del quale la stessa opera in qualità di responsabile del trattamento dei dati personali in nome e per conto del titolare e accessibile previa adesione al servizio … , è consentita anche agli intermediari individuati dall’articolo 3, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322 appositamente delegati dal cedente / prestatore o dal cessionario / committente”.

In altre parole, quindi, fermo restando che l’intermediario abilitato, per poter consultare / acquisire le fatture elettroniche dei propri clienti, deve essere stato delegato dagli stessi con la presentazione all’Agenzia delle Entrate della specifica delega, è ora disposto che per poter visionare / acquisire il file xml “completo” delle fatture emesse / ricevute è necessario provvedere alla “Adesione al servizio di consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche o dei loro duplicati informatici”.

Anche tale adempimento può essere assolto direttamente dal soggetto IVA interessato

ovvero dall’intermediario abilitato al quale è stata precedentemente conferita la specifica

delega per la consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche.

A tal fine, a decorrere dal 3.5.2019, sarà attivata un’apposita funzionalità nell’area riservata del sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.

In merito è specificato inoltre che:

“in presenza di adesione effettuata da almeno una delle parti – cedente / prestatore o cessionario / committente – l’Agenzia delle entrate memorizza i dati dei file delle fatture elettroniche e li rende disponibili in consultazione esclusivamente al soggetto che ha effettuato l’adesione”.

I file fattura xml memorizzati dall’Agenzia sono resi disponibili, al soggetto che ha aderito al citato servizio, nella relativa area riservata del sito Internet dell’Agenzia, fino al 31.12 del secondo anno successivo a quello di ricezione del file da parte del SdI. Entro 30 giorni da detto termine (quindi entro il 30.1 del terzo anno successivo) l’Agenzia si impegna a cancellare detti file.

 

MANCATA ADESIONE AL SERVIZIO DI CONSULTAZIONE / ACQUISIZIONE DATI

In caso di mancata adesione al servizio da parte di almeno una delle parti (né il cedente / prestatore né l’acquirente / committente hanno richiesto l’attivazione del servizio di consultazione / acquisizione dei dati fattura dall’area riservata del sito Internet dell’Agenzia delle Entrate), dopo aver recapitato la fattura al destinatario, l’Agenzia cancella il file xml della fattura elettronica e memorizza esclusivamente i dati fattura fiscalmente rilevanti tenendo presente che, dopo le modifiche apportate:

per «dati fattura» si intendono i dati fiscalmente rilevanti di cui all’articolo 21 del d.P.R. 633 del 1972, ad esclusione dei dati di cui al comma 2, lettera g), e alle altre disposizioni tributarie nonché i dati necessari a garantire il processo di fatturazione elettronica attraverso il SdI, riportati in allegato (Allegato B), compreso il codice hash”.

Da quanto sopra deriva quindi che con l’esclusione di natura, qualità e quantità dei beni / servizi oggetto dell’operazione dalla definizione di “dati fattura fiscalmente rilevanti”, dette informazioni, pur presenti in fattura ai sensi del citato art. 21, non saranno sempre ed automaticamente:

  • oggetto di memorizzazione da parte dell’Agenzia delle Entrate;
  • consultabili / acquisibili dal sito Internet dell’Agenzia delle Entrate dai diretti interessati / intermediari abilitati.

In base al nuovo Provvedimento, infatti:

  • la consultazione / acquisizione dei dati fattura “completi” sarà possibile soltanto previa specifica adesione al relativo servizio, come sopra illustrato;
  • in assenza di adesione al servizio di consultazione / acquisizione dei dati, l’Agenzia recapita la fattura al destinatario, cancella il file xml della fattura elettronica e memorizza esclusivamente i dati fattura fiscalmente rilevanti, con l’esclusione quindi di natura, qualità e quantità dei beni / servizi fatturati.

In assenza di adesione al citato servizio di acquisizione / consultazione, i dati (parziali) della fattura potranno essere consultati dai soggetti IVA e loro intermediari abilitati delegati nell’area riservata del sito Internet dell’Agenzia fino al 31.12 dell’ottavo anno successivo a quello di presentazione della relativa dichiarazione.

Con riferimento agli acquirenti / committenti consumatori finali “privati” persone fisiche il Provvedimento dispone che, in assenza della specifica adesione al servizio, non sarà reso disponibile alcun dato relativo alle fatture elettroniche ricevute. Il “privato” persona fisica, quindi, non avrà la possibilità di visionare neppure i dati “parziali” delle fatture ricevute.

Nelle Motivazioni del Provvedimento 21.12.2018 in esame è specificato che, in assenza di adesione al servizio dell’Agenzia, i dati “fiscalmente rilevanti” (quindi senza natura, qualità e quantità dei beni / servizi fatturati) saranno resi disponibili anche “ai contribuenti, diversi dalle persone fisiche consumatori finali, che non sono titolari di Partita IVA (ad esempio, enti non commerciali e condomini)”.

 

PERIODO TRANSITORIO

Come sopra evidenziato l’apposita applicazione per poter aderire al servizio di acquisizione / consultazione dei dati fattura “completi” dall’area riservata del sito Internet dell’Agenzia sarà disponibile a decorrere dal 3.5.2019.

Il Provvedimento in esame dispone che, “al fine di … consentire ai contribuenti che intendono aderire al servizio di poter consultare la totalità dei file delle fatture emesse / ricevute”, nel periodo compreso tra l’1.1 e il 2.7.2019 (60 giorni dal 3.5.2019), l’Agenzia memorizza temporaneamente i file xml “completi” delle fatture elettroniche e li rende disponibili in consultazione, previa richiesta, ai soggetti interessati (cedente / prestatore, acquirente / committente e intermediario abilitato delegato).

Nelle Motivazioni del citato Provvedimento è specificato che tale memorizzazione temporanea dei file xml sarà effettuata anche per gli enti non commerciali e i condomini.

Diversamente, con riferimento agli acquirenti / committenti consumatori finali “privati” persone fisiche è disposto che su richiesta, al termine del periodo transitorio saranno rese disponibili in consultazione le fatture elettroniche ricevute”.

Se entro l’1.8 (30 giorni dal termine del periodo transitorio) nessuna parte procede con l’adesione al servizio di acquisizione / consultazione dei dati fattura dell’Agenzia, i file xml memorizzati nel periodo transitorio saranno cancellati e saranno memorizzati soltanto i dati fiscalmente rilevanti come sopra definiti (con esclusione di natura, qualità e quantità dei beni / servizi fatturati).

Nel periodo transitorio, infine, l’Agenzia informa gli utenti in merito al trattamento dei dati personali contenuti nelle fatture mediante uno specifico avviso pubblicato nell’area riservata del sito Internet della stessa.

Vengono così risolti gli aspetti critici sollevati dal Garante della Privacy.

 

REGISTRAZIONE INDIRIZZO TELEMATICO DA PARTE DEGLI INTERMEDIARI

Nel Provvedimento è ora specificato, come già nelle istruzioni del modello per il conferimento della delega all’utilizzo dei servizi telematici, che il servizio di registrazione dell’indirizzo telematico prescelto per la ricezione dei file fattura è consentito anche tramite gli intermediari abilitati di cui all’art. 3, comma 3, DPR n. 322/98, appositamente delegati dall’acquirente / committente.

 

CANALI DI TRASMISSIONE

Con riferimento ai canali di trasmissione e recapito delle fatture elettroniche il Garante aveva evidenziato che l’utilizzo, tra l’altro, del protocollo FTP “non è considerabile un canale sicuro”.

Con il Provvedimento in esame l’Agenzia dispone che la trasmissione dei dati tra terminali remoti sarà basata su protocollo SFTP.

 

IMPOSTA DI BOLLO FATTURE ELETTRONICHE

Con il Comunicato stampa 28.12.2018 il MEF ha annunciato l’imminente pubblicazione di uno specifico Decreto con il quale sono riviste le modalità di assolvimento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche.

In particolare, è anticipato che l’Agenzia delle Entrate comunicherà al termine di ogni trimestre l’ammontare dovuto sulla base dei dati presenti nelle fatture elettroniche transitate per il SdI.

L’Agenzia attiverà un servizio per il pagamento (diretto) dell’imposta di bollo con addebito sul c/c bancario / postale ovvero predisporrà il mod. F24 utilizzabile per il relativo versamento.

(Informativa Fiscale SEAC, 4 Gennaio 2019)

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Bonus fino a 8mila euro all’anno per chi assume giovani nel 2019

Chi vuole assumere un giovane nel 2019 può contare su almeno sei differenti agevolazioni contributive, di cui una meno selettiva rispetto alle altre.

Per effetto della legge di Bilancio 2018, infatti, dallo scorso anno c’è uno sgravio permanente che dal 1° gennaio scorso è riconosciuto per le assunzioni di under 30, mentre nel 2018 il limite di età era fissato a 35 anni non compiuti. Prevede un taglio del 50% di quanto dovuto dal datore di lavoro con un massimo di 3.000 euro all’anno e una durata di 36 mesi. Nell’ipotesi di utilizzo “pieno” garantisce uno sconto sui contributi di 9mila euro in tre anni.

Resta in stand-by, per il momento, il bonus simile previsto dal “decreto dignità” della scorsa estate che stabilisce un limite di età di 35 anni per i lavoratori da assumere a tempo indeterminato e che sin da subito è apparso come una sorta di duplicazione di quello già esistente. Per la sua operatività è necessario un decreto ministeriale che dovrà presumibilmente effettuare anche un raccordo tra le due misure agevolative.

È una novità di quest’anno, invece, il bonus giovani eccellenze, introdotto dalla legge di Bilancio Per beneficiarne si deve obbligatoriamente assumere un neolaureato con il massimo dei voti o un titolare di dottorato di ricerca conseguiti in entrambi i casi tra gennaio 2018 e giugno 2019. Ha una durata di un solo anno, con un risparmio massimo di 8.000 euro per il datore di lavoro. Per la sua effettiva fruizione sarà necessaria una circolare dell’Inps, che dovrebbe anche fare chiarezza sul rinvio operato dalla legge 145/2018 alle procedure, alle modalità e ai controlli

previsti per il credito di imposta per l’assunzione a tempo indeterminato di personale impiegato in attività di ricerca e sviluppo o di profili altamente qualificati (Dm 23 ottobre 2013 e Dl 83/2012). Indicazioni che appunto si riferiscono a una agevolazione basata sul credito di imposta mentre in questo caso si tratta di sgravio contributivo.

La stessa legge di Bilancio ha inoltre prorogato il bonus Sud per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani fino a 35 anni o over 35 se privi di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna con sconto fino a 8.060 euro all’anno. In base alla legge di bilancio l’agevolazione dovrebbe durare 36 mesi, ma potrebbe avvenire come nel 2018 quando, in situazione analoga, il decreto direttoriale 2/2018 dell’Anpal l’ha ridotto a 12 mesi.

Prima della sua scadenza è stato rifinanziato, con uno stanziamento aggiuntivo di 60 milioni, e prorogato per un ulteriore anno il bonus Neet per le assunzioni a tempo indeterminato, anche parziale, o in apprendistato professionalizzante di giovani dai 16 ai 29 anni iscritti al programma Garanzia giovani.

Infine, sono state confermate le agevolazioni previste per le assunzioni in apprendistato per il conseguimento dei titoli dell’istruzione secondaria superiore (apprendistato di I livello), che potranno contare su una aliquota contributiva agevolata pari al 5%, e sull’esenzione dal pagamento del “ticket licenziamento” e dal versamento dell’1,31% per il finanziamento della Naspi e dello 0,30% per i fondi interprofessionali per la formazione continua.

Invece, per gli studenti assunti a tempo indeterminato entro sei mesi dal conseguimento del titolo di studio è confermato lo sgravio totale dei contributi, fino a un massimo 3.000 euro, nel caso in cui abbiano svolto almeno il 30% delle ore di alternanza scuola lavoro presso il medesimo datore di lavoro o un periodo di apprendistato formativo (I o III livello).

di Gianni Bocchieri e Matteo Prioschi (Quotidiano del Lavoro, 15 Gennaio 2019)

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La nuova cedolare secca “commerciale”

L’articolo 1, comma 59, L. 145/2018 (c.d. “Legge di stabilità 2019”) ha introdotto la possibilità di applicare (sempre su opzione del proprietario) la cedolare secca, nella misura del 21%, ad alcune tipologie di contratti di locazione commerciale, finora esclusi da tale possibilità.

In particolare, la nuova normativa prevede l’applicabilità della cedolare secca al 21% relativamente ai contratti di locazione commerciale stipulati nel 2019, aventi ad oggetto unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/1 (negozi e botteghe) di superficie fino a 600 metri quadrati, escluse le pertinenze, e le relative pertinenze locate congiuntamente.

Nell’attesa dei chiarimenti ufficiali che verranno pronunciati sul punto da parte dell’Agenzia delle Entrate, si riportano, di seguito, alcune considerazioni preliminari sulla nuova disposizione di legge.

Sotto il profilo soggettivo la novità riguarda esclusivamente i proprietari persone fisiche chedetengano le suddette tipologie di immobili (C/1) nella sfera privata (immobili produttivi diredditi fondiari), in quanto la cedolare secca è un regime opzionale non utilizzabile da parte delle società o comunque da parte di soggetti che concedono in locazione l’immobile nell’ambito della loro attività d’impresa.

Relativamente alle tipologie di immobili interessate va invece evidenziato che l’opzione per la cedolare secca “commerciale” non risulterà utilizzabile per tutte le locazioni commerciali ma esclusivamente per quelle aventi ad oggetto locali accatastati nella categoria C/1, con una superficie massima di 600 metri quadrati.

Pertanto, a titolo esemplificativo, la locazione commerciale di un albergo (categoria catastale D/2) oppure di un opificio (categoria catastale D/1) sarà esclusa dalla possibilità di optare per il nuovo regime tributario.

Dal computo dell’ampiezza dei locali ai fini della verifica del limite dei 600 metri quadrati sono escluse le eventuali pertinenze locate congiuntamente al C/1 che costituisce l’oggetto principale della locazione.

Proprio con riferimento alle pertinenze, la cedolare secca “commerciale” è applicabile anche laddove l’oggetto principale della locazione commerciale sia un immobile accatastato nella categoria C/1 e, nell’ambito del medesimo contratto di locazione, siano locate – congiuntamente al C/1 principale – alcune pertinenze di quest’ultimo: ad esempio, un magazzini e locali di deposito), un C/6 (stalle, scuderie e rimesse) o un C/7 (tettoie chiuse e aperte).

Relativamente all’aspetto della decorrenza temporale è opportuno ricordare che, sulla base della lettera della norma, l’opzione per la cedolare secca “commerciale” è applicabile esclusivamente ai contratti di locazione commerciale stipulati nel corso del 2019 (e non per quelli stipulati “a decorrere dal 1° gennaio 2019”).

Conseguentemente, sono esclusi dall’opzione per la cedolare secca i contratti di locazione che sono stati stipulati prima del 1° gennaio 2019 (fatto salvo quanto si dirà oltre) e quelli che saranno conclusi a partire dal 1° gennaio 2020 in avanti.

Sotto il profilo della tipologia dei contratti di locazione interessati dalla nuova normativa va osservato che la disposizione fa riferimento esclusivamente al concetto di “(…) canone di locazione relativo ai contratti stipulati nell’anno 2019, aventi ad oggetto unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/1 (…)”.

Tipicamente, dunque, si tratta dei contratti di locazione stipulati ai sensi delle disposizioni di cui alla L. 392/1978, indipendentemente dall’attività esercitata dal conduttore nell’immobile (artigianale, commerciale, industriale, ecc.).

Con riguardo alla misura dell’imposta, la norma richiama l’applicabilità dell’aliquota ordinaria del 21%, da calcolarsi sul 100% del canone di locazione stabilito nel contratto di locazione.

Non ci sarà quindi la possibilità di usufruire di alcuna aliquota agevolata (ad esempio, quella del 10%) in funzione della localizzazione territoriale dell’immobile e/o di altre pattuizioni del contratto di locazione.

Infine, va fatta menzione della clausola antielusiva prevista dal Legislatore, secondo cui l’opzione per la nuova cedolare secca “commerciale” non è applicabile ai contratti di locazione che siano stipulati nel 2019, qualora alla data del 15 ottobre 2018, “(…) risulti in corso un contratto non scaduto, tra i medesimi soggetti e per lo stesso immobile, interrotto anticipatamente rispetto alla scadenza naturale (…)”.

Pertanto, deve trattarsi a tutti gli effetti di un “nuovo” contratto di locazione commerciale stipulato nel corso del 2019: con un nuovo soggetto, proprietario o locatario, oppure – se tra lo stesso locatore e locatario – relativamente ad un diverso immobile, sempre di categoria catastale C/1.

Solo se il contratto di locazione commerciale non era in essere alla data del 15 ottobre 2018 (quindi, per i contratti stipulati successivamente a tale data) allora si potrà (eventualmente) risolvere consensualmente il contratto e stipularne uno nuovo nel corso del 2019 (con lo stesso locatario e relativamente al medesimo immobile di categoria catastale C/1), dando così la possibilità al proprietario di optare per la nuova cedolare secca “commerciale”. C/2 Diversamente, per i contratti in essere alla data del 15 ottobre 2018, sarà inutile la loro risoluzione consensuale e anticipata al fine di stipulare un nuovo contratto nel 2019 con il

medesimo locatario e relativamente allo stesso immobile di categoria catastale C/1, in quanto la clausola antielusiva in esame non consentirà in ogni caso l’applicabilità della nuova cedolare secca “commerciale” in capo al proprietario.

di Cristoforo Florio (Euroconference, 14 Gennaio 2019)

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Precedenza nelle assunzioni per chi lavora da più di 6 mesi

Non sono cambiati i limiti numerici per il contratto a termine (in caso di ricorso anche alla somministrazione a termine, opera il limite complessivo del 30%). Resta infatti fermo che, salvo deroga del contratto collettivo, il datore che occupa a tempo indeterminato da zero a 5 dipendenti, può assumere un solo lavoratore a termine; da 6 dipendenti in su, può assumere a termine fino al 20%, arrotondando il decimale all’unità superiore se esso è uguale o superiore a 0,5 (ad esempio: se ha 13 dipendenti a tempo indeterminato, può assumere 3 lavoratori a termine).

I limiti numerici non si applicano ai contratti a tempo determinato conclusi:

  1. nella fase di avvio di nuove attività, per i periodi definiti dai contratti collettivi, anche in misura non uniforme con riferimento ad aree geografiche e comparti merceologici;
  2. da imprese start up innovative (articolo 25, commi 2 e 3, del Dl 179/2012, legge 221/2012), per il periodo di quattro anni dalla costituzione della società o per il più limitato periodo previsto dall’articolo 25, comma 3, per le società già costituite;
  3. per lo svolgimento delle attività stagionali in base all’articolo 21, comma 2 (lavoratori impiegati nelle attività stagionali individuate dal Dpr 1525/63 nonché nelle ipotesi individuate dai contratti collettivi);
  4. per specifici spettacoli o programmi radiofonici o televisivi ovvero per la produzione di specifiche opere audiovisive;
  5. per la sostituzione di lavoratori assenti;
  6. con lavoratori di età superiore a 50 anni.

Fanno eccezione al limite numerico anche i contratti a termine stipulati tra università private, istituti pubblici di ricerca ovvero enti privati di ricerca e lavoratori chiamati a svolgere attività di insegnamento, ricerca scientifica o tecnologica, assistenza tecnica o coordinamento e direzione della stessa, tra istituti della cultura di appartenenza statale ossia enti, pubblici e privati derivanti da trasformazione di precedenti enti pubblici e lavoratori impiegati per soddisfare esigenze temporanee legate alla realizzazione di mostre, eventi e manifestazioni di interesse culturale.

Se il limite percentuale è violato il contratto non si trasforma a tempo indeterminato ma, per ogni mese o frazione di mese superiore a 15 giorni di durata del rapporto di lavoro, il datore deve pagare una sanzione amministrativa di importo pari al 20% della retribuzione, se vi è 1
solo lavoratore in eccesso; 50% della retribuzione, se il numero dei lavoratori assunti violando il limite va da due in su.

Diritto di precedenza

Il diritto di precedenza dev’essere espressamente richiamato nell’atto scritto di assunzione. Salvo che il contratto collettivo non preveda diversamente, chi ha lavorato più di sei mesi presso lo stesso datore ha precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato effettuate nei successivi 12 mesi con riferimento alle mansioni già espletate nei rapporti a termine (il diritto riguarda anche le nuove assunzioni a termine se si tratta di lavoratrici che hanno fruito del congedo di maternità durante il contratto). Occorre però che il lavoratore manifesti per iscritto la propria volontà in tal senso al datore entro sei mesi dalla data di cessazione del rapporto (entro tre mesi per gli stagionali, ai quali il diritto spetta per le medesime attività stagionali). Il diritto di precedenza si estingue dopo un anno dalla data di cessazione del rapporto.

Computo dei dipendenti

Salvo che sia diversamente disposto (come nel caso di assunzione di disabili), ai fini dell’applicazione di qualsiasi disciplina legale o contrattuale per la quale sia rilevante il computo dei dipendenti del datore, si tiene conto del numero medio mensile di lavoratori a termine, compresi i dirigenti, impiegati negli ultimi due anni, sulla base dell’effettiva durata dei loro rapporti di lavoro.

Ad esempio, nel caso di due lavoratori a termine con rapporti pari rispettivamente a 12 mesi per ciascuno nel corso degli ultimi 2 anni, si somma la durata di ogni rapporto (12 + 12 = 24 mesi) per poi dividere tale risultato per 24 (24 : 24 = una unità lavorativa): ne deriva che il numero medio mensile dei dipendenti impiegati nell’arco di 24 mesi è pari a una unità.

Impugnazione e conversione

Il primo termine di impugnazione, prima fissato in 120 giorni dalla cessazione del singolo contratto, è stato elevato a 180 giorni. Infine, se il giudice trasforma il contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, condanna il datore a risarcire il danno al lavoratore stabilendo un’indennità onnicomprensiva tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto.

di Alberto Bosco e Josef Tscholl, (Quotidiano del Lavoro, 17 Dicembre 2018)

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regime forfettario 2019

Regime forfettario 2019: Flat tax partita Iva cos’è e come funziona

Regime forfettario 2019: flat tax partita Iva cos’è e come funziona il nuovo meccanismo di tassazione delle piccole partite IVA 2019? In base a quanto previsto dalla nuova legge di bilancio 2019 e dal decreto Fiscale 2019, è ormai sicuro l’avvio della flat tax partite IVA 2019 con l’estensione del regime forfettario 2019 al 15% ai contribuenti con un volume d’affari fino a 65.000 euro.

– Dal 2020 invece sarà la volta dell’aliquota flat tax al 20% per le partite IVA e per la parte eccedente dei ricavi da 65.001 a a 100.000 euro.
– Dal 2019 ci sarà l’avvio anche della flat tax start-up al 5% per 5 anni per gli under 35 e gli over 55.
In base a quanto previsto dalla nuova Manovra 2019, la Flat tax famiglie e imprese partirà invece dal 2021.
Alla luce di questa importante novità andiamo a vedere in dettaglio Regime forfettario 2019 come funziona la flat tax partita Iva 15%, cosa prevede e da quando.

Regime forfettario 2019: cos’è la Flat tax partita IVA?
– La flat tax partite IVA dal prossimo anno è quanto previsto dalla nuova Legge di Bilancio 2019.
– In base al disegno di legge flat tax 2019 è previsto quindi l’avvio della cd. mini flat tax ai titolari di partite IVA nel regime dei minimi e del regime forfettario fino ad un volume d’affari di 65.000 euro.
– L’obiettivo del governo gialloverde con la nuova Manovra 2019 è quindi quello di avviare la flat tax dal 2019 attaverso l’estensione della tassazione agevolata al 15% ai contribuenti titolari di partita Iva, ossia esercenti, imprenditori e professionisti che oggi superano nell’anno precedente ricavi o compensi tra i 30mila, per i liberi professionisti, ai 50mila euro, a seconda dei diversi coefficienti di redditività definiti sulla base dell’attività svolta.
– Nel testo maxiemendamento legge di bilancio 2019 è stata inserita anche una norma contro i furbetti della flat tax e le finte partite IVA che vieta di applicare la nuova tassazione sostitutiva per chi nei due anni precedenti, ha lavorato o lavora con lo stesso datore di lavoro – committente.


Per cui esattamente cos’è la flat tax per le partite IVA 2019?
– La flat tax partite IVA 2019 è l’estensione dell’aliquota regime forfettario al 15% ai titolari di partita IVA con ricavi e compensi fino a 65.000 euro.
– L’aliquota al 20% fino a 100.000 euro l’anno, invece, sarà applicata dal 2020 in poi.
– Prevista poi anche l‘aliquota 5% per 5 anni per le start up con over 35 e over 55.
Per molti però questa proposta anziché essere un piccolo assaggio di flat tax imprese e famiglie è in realtà la semplice estensione di un regime fiscale già in vigore allo scopo, a detta dello stesso Molinari, di semplificare gli adempimenti contabili per 1,5 milione di titolari di partita IVA e per rendere più facile la vita a professionisti, imprese e start up. Per queste ultime infatti l’aliquota sarà al 5% per 4 anni e 5 per giovani under 35 e over 55.
Forse ti interessa anche sapere a chi conviene di più la flat tax professionisti 2019.


Flat tax partita iva 2019 regime forfettario: come funziona?
La flat tax regime forfettario funziona secondo quanto spiegato Molinari e cioè:
– il disegno di legge flat tax riguarda le partite IVA fino a 65.000 euro.
– a tali contribuenti si applica l’aliquota al 15% del regime forfettario fino a 65.000 euro.
La differenza rispetto ad oggi sta quindi non nella percentuale di aliquota ma al limite di reddito. Infatti oggi un forfettario può rimanere nel regime solo se rispetta requisiti stringenti soprattutto dal punto di vista dei ricavi e dei compensi, se il nuovo provvedimento dovesse ottenere la fiducia e quindi l’approvazione definitiva, tali limiti reddituali passeranno da 30.000 euro richiesti per i professionisti e 50.000 euro per gli esercenti e imprenditori in base ai cd. coefficienti di redditività del regime forfettario 2019 stabiliti in base al codice attività ATECO, a 65.000 euro.
– alle start up si applicherebbe invece l’aliquota 5% prevista per i contribuenti nel regime dei minimi e per le start up del regime forfettario con le seguenti differenze: durata agevolazione per 5 anni e requisiti di età: under 35 e over 55. Per cui il regime agevolato al 5% per le start up diventerebbe legato all’età e non al solo fatto di aver aperto una nuova impresa.


Regime forfettario 2019: da quando e cosa prevede la flat tax partite IVA al 15%
Flat tax 2019 per regime forfettario fino 65.000 euro cosa prevede? Il primo disegno di legge flat tax è stato presentato ufficialmente al Parlamento da Salvini e dalla Lega. In base a quanto previsto dalla proposta, il cui testo deve essere ancora reso noto, vi è l’estensione della tassazione agevolata al 15% alle partite Iva con ricavi e compensi al di sotto dei 65.000 euro mentre l’aliquota al 20% fino a 100.000 euro è stata rinviata e una tassazione agevolata al 5% per 5 anni per le start up, purché i titolari abbiano un’età al di sotto dei 35 anni o al di sopra dei 55 anni.
Il primo step della flat tax partite IVA, come annunciato da Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera della Lega, vede quindi l’estensione del regime minimo/forfettario del 15% per tutte le partite Iva fino ad un volume d’affari di 100mila euro e al 5% per le start up, al fine di perseguire i seguenti obiettivi:
– aumentare la platea dei contribuenti del regime forfettario 2019 andando ad aumentare il limite di reddito fino a 65.000 euro;
– lasciare un solo regime agevolato, per cui un regime forfettario unico per opzione al 15% e al 5% per le start up. Il regime forfettario quindi non sarà più il regime naturale per tutte le persone fisiche che svolgono o iniziano un’attività d’impresa, di arte/professione, e che possiedono determinati requisiti.
– aumentare la platea di contribuenti che fruiscono di semplificazioni negli adempimenti contabili come lo spesometro e gli studi di settore, al fine di facilitare imprese e professionisti.
– l’unico adempimento previsto sarà la dichiarazione dei redditi.

Flat tax, forfettario e minimi estesi a partite IVA fino 65.000 euro da quando?

La flat tax minimi e forfettario partirà dal 2019 nel decreto collegato alla legge di bilancio 2019..
Da vedere ancora se la flat tax così come proposta dalla Lega, possa ricevere il via libera dall’Ue visto che il regime dei minimi ha valenza sostitutiva dell’IVA e che l’imposta è comunque comunitaria e pertanto soggetta ai paletti imposti dall’Unione Europea come ad esempio, il limte di ricavi per certe attività fissato a 65mila euro per i soggetti che applicano il regime minimo.
Vedremo come andrà a finire, per capire meglio flat tax cos’è e come funziona ecco la nostra guida flat tax esempio pratico di calcolo.

(Guida Fisco, 17 Dicembre 2018)

 

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