Dopo oltre un anno dall’entrata in vigore della norma, l’Inps ha diffuso la circolare 121/2019 con
cui spiega ai datori di lavoro come applicare e versare, arretrati inclusi, l’aumento dello 0,5% del
contributo addizionale Naspi, introdotto dal Dl 87/2018 (decreto dignità). Si tratta di un
incremento della percentuale di contribuzione (1,40%), dovuta per i contratti a tempo
determinato (Ctd) dovuta per ogni rinnovo del contratto, anche in regime di somministrazione.
Nella circolare l’Inps ricorda che – al di là delle varie decorrenze che hanno caratterizzato la
convulsa entrata in vigore del decreto dignità – l’aumento dello 0,50% è dovuto, ricorrendone i
presupposti, per i rinnovi dei Ctd, anche in somministrazione, intervenuti dal 14 luglio 2018
(data di entrata in vigore del decreto legge). Così come specificato dal ministero del Lavoro nella
circolare 17/2018, i datori di lavoro dovranno versare la maggiorazione ogni volta che rinnovano
un Ctd.
Questa elevazione della percentuale contributiva si va ad aggiungere a quella già esistente
(1,4%). Si tratta, come ribadito dall’Inps, di un aumento incrementale, vale a dire che la
maggiorazione si applica a tutti i rinnovi sommandosi ai precedenti (1° rinnovo: 1,4%+0,5% – 2°
rinnovo: 1,4%+1% – 3° rinnovo: 1,4% +1,5% eccetera).
È appena il caso di ricordare che, in genere, il rinnovo di un Ctd ricorre quando, raggiunta la
scadenza del contratto, le parti ne sottoscrivono un altro, sempre a termine. Diverso è il caso
della proroga, vale a dire il semplice differimento della scadenza prevista, fattispecie per cui la
maggiorazione del contributo addizionale non si applica.
Sul punto, i tecnici dell’Inps, supportati da un parere del ministero, precisano che se viene
modificata la causale originariamente apposta al contratto a termine, si configura un rinnovo e
non una proroga anche se l’ulteriore contratto segue il precedente senza soluzione di continuità.
In tale ipotesi l’aumento dello 0,5% è dovuto. Se, invece, le parti hanno stipulato un primo
contratto senza indicare la causale (in quanto inferiore a 12 mesi) e successivamente ne hanno
prolungato la durata oltre i 12 mesi, indicando per la prima volta la causale, viene a configurarsi
una proroga e non un rinnovo, con esclusione dell’incremento del contributo addizionale. Le aziende dovranno procedere al versamento del contributo corrente e degli arretrati dal
periodo di competenza settembre 2019, effettuando gli adeguamenti del flusso uniemens, così
come indicati nella circolare 121/2019.

di Antonino Cannioto e Giuseppe Maccarone (da Quotidiano del Lavoro, 9 Settembre 2019)