La dilazione dei debiti è attivabile anche per i contributi previdenziali, seguendo le regole
disposte dall’Inps.
È possibile rateizzare tutti i debiti per omissione o evasione, compresi quelli per ritenute
previdenziali e assistenziali a carico dei lavoratori ma non possono essere inclusi debiti che si
sono determinati nel corso di una precedente dilazione. Inoltre, alla presentazione della
domanda, non devono risultare formati avvisi di addebito con riferimento alle poste da
rateizzare, né deve essere stato attivato il recupero tramite gli agenti della riscossione o gli uffici
legali dell’Inps.
La rateazione comporta l’applicazione degli interessi di dilazione al tasso vigente alla data di
presentazione della domanda.
La dilazione dei debiti contributivi in fase amministrativa può essere concessa dall’Inps fino a
un massimo di 24 rate, mentre l’eventuale prolungamento della rateazione fino a 36 rate va
indirizzato all’Inps ma occorre l’autorizzazione dal ministero del Lavoro. Quest’ultima casistica
è ricorribile qualora il mancato o ritardato pagamento di contributi e sanzioni sia collegato a
situazioni particolari.
Le modalità della richiesta
La domanda di dilazione si presenta telematicamente all’Inps attraverso il servizio dedicato e, in
caso di debiti relativi a gestioni diverse da quella oggetto della domanda, va allegato anche il
modello SC18. L’istanza deve comprendere i debiti che risultano denunciati dal contribuente o
accertati alla data di presentazione dell’istanza e che riguardano tutte le gestioni amministrate
dall’Inps, per i quali non sia stato effettuato il versamento con le modalità e nei termini previsti
per ciascuna delle gestioni considerate. In caso contrario, la domanda viene respinta ma il
contribuente può comunque proporre una nuova istanza, completa di tutta l’esposizione
debitoria ripartita per ciascuna gestione.
Se, invece, scatta l’accoglimento, la sede Inps emette il piano di ammortamento che si considera
accettato con il pagamento – entro la data comunicata – della prima rata: oltre al regolare
versamento delle rate concesse, è richiesta la correntezza nell’adempimento della contribuzione
mensile o periodica, dalla data di presentazione dell’istanza.
La rateazione breve
In caso di difficoltà nel versare i contributi correnti, il requisito della correntezza può essere
mantenuto accedendo alla cosiddetta rateazione breve (circolare Inps 108/2013 ) per un periodo
di tre mesi da parte dei datori di lavoro e dei committenti e per un trimestre-rata per i lavoratori
autonomi; la durata non può superare sei rate. In queste ipotesi, va rimarcata l’importanza del
regolare versamento sia delle rate accordate con la rateazione principale sia di quelle riferite alla
rateazione breve. Diversamente, entrambe vengono revocate e il credito residuo è inserito in
avviso di addebito e consegnato all’agente della riscossione per il recupero.

(da Quotidiano del Lavoro, 9 Settembre 2019)