Torna la responsabilità del committente per le ritenute fiscali operate ai dipendenti nella filiera
di appalti e subappalti. Nata con il Dl 223/2006, abrogata dal Dl 175/2014 è oggi ripescata dal
decreto fiscale con un grado di farraginosità più elevato. Le modifiche non toccano l’articolo 29
del Dlgs 276/2003, in cui è disciplinata la responsabilità in solido del committente imprenditore
con l’appaltatore e i subappaltatori per le retribuzioni, i contributi previdenziali e i premi
assicurativi; viene, tuttavia, introdotto, per queste somme, un divieto di compensazione
integrale nei versamenti, per cui i codici tributo non accetteranno più, nell’F24, alcuno scambio
con altri crediti del contribuente.
In deroga all’articolo 17 del Dlgs 241/97, il nuovo articolo 17-bis prevede che in tutti i casi di
affidamento di un’opera o un servizio da parte di un sostituto d’imposta residente (sono esclusi i
privati, ma vi rientrano enti pubblici e i condomini), le ritenute sui redditi di lavoro dipendente e
assimilato – comprese quelle per le addizionali regionali e comunali – operate dall’impresa
appaltatrice, affidataria o subappaltatrice nel corso della durata del contratto sono versate dal
committente. L’obbligo si riferisce alle somme riguardanti i soli «lavoratori direttamente
impiegati nell’esecuzione dell’opera o del servizio» affidato, ma qui emerge una forte criticità.
Infatti, lo stesso dipendente può aver lavorato per una pluralità di cantieri di pertinenza di
committenti differenti. Per questo è previsto che committente e appaltatrice ricevano via Pec
dalle imprese partecipanti all’appalto l’elenco nominativo dei dipendenti che hanno operato, con
l’indicazione delle ore lavorate in quell’opera/servizio, e tutti i dati per riscontrare la correttezza
del versamento e compilare l’F24. Infatti, è previsto che l’impresa che ha effettuato le ritenute
versi al committente le somme necessarie almeno con 5 giorni lavorativi di anticipo rispetto alla
scadenza.
Il versamento avviene senza possibilità di operare compensazioni con crediti propri, indicando
nell’F24 il codice fiscale del soggetto per cui il versamento è eseguito. Se entro la data prevista
per il bonifico, l’impresa appaltatrice o affidataria vanta crediti per corrispettivi verso l’impresa
committente, alla comunicazione via Pec può allegare la richiesta di compensazione totale o
parziale delle somme dovute (anche dalle subappaltatrici) con tali corrispettivi. Quindi, la
responsabilità per le ritenute a carico delle imprese della filiera: è del committente se non versa
quanto ricevuto nei termini, non comunica i dati del conto in cui ricevere le somme o esegue
pagamenti alle imprese affidatarie senza trattenere gli importi da destinare al versamento delle
ritenute; è delle imprese appaltatrici/subappaltatrici per la corretta determinazione ed
esecuzione delle ritenute e in caso di mancato versamento al committente della provvista o di
omissione dei dati necessari al versamento.

In tutti i casi in cui il committente non è messo nelle condizioni di effettuare il versamento deve
sospendere il pagamento dei corrispettivi (senza temere azioni esecutive), vincolando le somme
al pagamento delle ritenute “di rivalsa” e dandone comunicazione alle Entrate entro 90 giorni.
Entro tale termine, infatti, è previsto il ravvedimento operoso da parte del committente, su
richiesta e con onere a carico dell’appaltatrice/subappaltatrice inadempiente. Analoga
comunicazione all’Agenzia è prevista, a cura delle imprese della filiera, qualora la committente
non comunichi, entro 5 giorni, mediante Pec, l’avvenuto versamento delle ritenute nei termini.

di Giorgio Gavelli, (da Quotidiano del Lavoro, 17 Ottobre 2019)